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Books

  • Poeticamente Viaggiando

    Poeticamente Viaggiando

    Poesia
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2019

  • Tra sogno e desiderio

    Tra sogno e desiderio

    Antologica
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2016


    Luciano Nanni-Critico e Presidente Formica Nera

    Luciano Nanni ( Literary Ottobre 2016)

    Antologica. Con il termine antologica si intende oggi una serie di testi, anche di vario tipo, che dia la misura attraverso una selezione dell’opera di un autore. La Degl’Innocenti propone una parte della sua vasta produzione che spazia dalla narrativa alla poesia, dalla fiaba alla saggistica e alla sceneggiatura.
    Si dovrebbe affrontare ogni singola tipologia letteraria, ma appare evidente che considerando il complesso dei suoi lavori si riveli quella unità di stile che è indice di un carattere personale tale da lasciare la stessa impronta in ciascuna composizione. In poesia, per esempio, se qualche aspetto si deve definire ‘lirico’, in altri casi l’intuizione è tale da superare una semplice catalogazione, poiché la forza visionaria infrange i consueti schemi di scrittura, affidandosi spesso a metafore di grande originalità e a una notevole sensibilità per il colore, che della inventio è una componente. Ovviamente nella narrativa si modifica, ma non sempre, l’incidenza creativa, e nei racconti brevi si osserva una precisione semantica che descrive ma fa anche percepire il senso psicologico dei personaggi. Risulta quindi agevolato il passaggio alla fiaba, un campo in cui l’autrice eccelle, per fantasia e capacità di ideare trame singolari, con tratti onomatopeici che rievocano un mondo istintivo e, a ben guardare, ricco di viva musicalità. Pure nella saggistica, dove è di rigore la conoscenza del soggetto, incontriamo quell’acume che, trasportato dalla ‘leggerezza’ della narrativa per ragazzi, fornisce di una cifra individuale e comunicativa testi che per la loro natura sarebbero rivolti a specialisti, mentre qui chiunque può avvicinarsi al tema trattato e comprenderlo nel suo intrinseco significato. A conclusione dell’artistico volume recenti inediti, l’accurata biografia e una estesa bibliografia.

     


    Ginevra Grisi

    Recensione di Ginevra Grisi – Literary /01-2017
    Qualsiasi raccolta reca in sé il valore di una mappatura, a maggiora ragione se la raccolta assume carattere antologico, come nel caso del volume realizzato da Roberta Degl’Innocenti.
    Verrebbe da pensare che il carattere di una scrittura si trovi quindi nel tracciato compiuto sulla carta geografica, nelle rotte compiute da un’opera all’altra, che nel caso della nostra autrice spaziano dalla poesia alla narrativa, dal teatro alla saggistica sino alla sceneggiatura e alla fiaba.
    A giudicare della quantità di testi presenti per ciascun genere parrebbe che la scrittura di Roberta Degl’Innocenti inclini maggiormente verso la poesia. È infatti nella scrittura poetica e fiabesca che emerge maggiormente il tratto che più hanno rilevato i commentatori, sostanzialmente assimilabile ad una sorta di vena post-surrealistica. Occorre però intendersi su quale significato assegnare a tale affermazione. Se, in effetti, nella scrittura dell’autrice è riscontrabile una forte presenza immaginifica e l’affondo in un terroir eminentemente onirico, manca, tuttavia, qualsiasi automatismo nonché l’affidamento incondizionato a quanto detta l’inconscio.
    Sotto tale profilo vale, caso mai, il contrario, dal momento che frequentemente, e soprattutto nei testi narrativi, fiabeschi e teatrali, la prima istanza di Degl’Innocenti pare l’individuazione di archetipi dai quali far discendere e/o far derivare un insegnamento.
    Diversamente, nella scrittura in versi si accende una capacità icastica tale da coprire in brevi passaggi distanze altrimenti incolmabili:” “Mi ha rapito una stella polare, / quella grande. Cosa pensano le stelle / quando piangono?”. Nel gioco della metafora, della sineddoche e della prosopopea, l’autrice non manca di stupire il lettore che di pagina in pagina arricchisce il proprio bagaglio di immagini incandescenti e/o inedite.
    Il rigore osservato non impedisce a Degl’Innocenti di esplorare ogni possibilità concessa alla propria scrittura, che, siamo certi, non disdegnerà l’approssimativa qualifica di sentimentale, laddove per sentimento si deve intendere atto del sentire, dal più sfumato moto dell’animo alla più colorata manifestazione della natura, con l’impegno, rispettato, di restituzione al lettore di tutto quanto la propria sensibilità è riuscita a cogliere.


    L'Alfiere-rivista letteraria

    L'alfiere n. 1-2 Gennaio/Giugno 2017.
    Roberta Degl’Innocenti si è fermata a riguardare la sua opera e ha deciso di farne una selezione dai primi approcci alla scrittura fino ai lavori degli ultimi giorni, ancora inediti. Il risultato è un’antologia, nel senso etimologico della parola: il fior fiore dei suoi scritti riuniti a esemplificare il percorso di crescita di un’autrice versatile e disponibile ad ogni genere di scrittura.
    Il volume è ben confezionato con capitoli chiaramente ordinati e belle immagini che danno ancora più voce alle armoniose parole e testimoniano l’amore di Roberta anche per le arti figurative.
    Della qualità della sua scrittura ho parlato in altre occasioni e lascio quindi ai lettori che ancora non la conoscessero la possibilità di scoprirla e di gustarla.
    Ma soprattutto a noi piace questo suo guardare indietro al lavoro compiuto, per riconsiderarlo con occhio maturo e ri-offrirlo a se stessa e al pubblico.

     


    Monica Florio - critico letterario

    In quest’antologia Roberta Degl'Innocenti raccoglie gli scritti da lei pubblicati negli anni dal 1995 al 2015 che, nella loro eterogeneità, sono la testimonianza di un percorso letterario estremamente personale e coerente, teso a valorizzare l’universo femminile.
    Protagoniste di una narrativa attenta a realtà ancora oggi tabù come l’anoressia e la follia sono “donne in fuga” come l’inquieta Esterina, Anita (per la quale “la fame non esiste”) e Lucetta, la maestrina costretta a lasciare il paese a causa dei pettegolezzi suscitati dalla sua storia d’amore con il calciatore Marco. Ad esse si aggiungono le fate pasticcione Margie e Fosforina della fiaba omonima, da cui è stata tratta la sceneggiatura degli spettacoli teatrali organizzati presso alcune scuole elementari.L’autrice appare decisamente a suo agio nel dipingere personaggi stralunati e buffi, pensati per un pubblico di giovanissimi e, grazie a una fantasia sbrigliata, riesce a rivisitare con garbo e un pizzico di irriverenza tale genere, ribaltandone gli stereotipi.Veniamo alle liriche. Se il poetare degli anni giovanili è caratterizzato da un forte pessimismo, nelle raccolte più recenti la ricerca sul linguaggio e sulle immagini si accompagna a una maggiore visionarietà e a un cromatismo mai fine a se stesso. Tra le liriche selezionate, molte delle quali vincitrici di premi letterari, segnaliamo almeno “Antica casa”, “Maschera”, “Rivelami un tempo”, “La gonna dei papaveri”, “Ogni donna”, nelle quali il discorso, che trova nel linguaggio dei fiori una fonte di ispirazione, è caratterizzato da una sensualità quasi palpabile e da una simbiosi con la natura che diventerà poi una costante nella produzione della scrittrice fiorentina.Talvolta la scrittura è alimentata dal ricordo e dal rimpianto per la perdita degli affetti: all’insegna della memoria sono la ricostruzione dell’alluvione verificatasi a Firenze nel 1966 e la lettera immaginaria alla sorella scomparsa prematuramente.Denominatore comune dei testi proposti è il linguaggio che, persino nella prosa, si eleva e diviene poetico.Emblematico è, in tal senso, il racconto inedito “Il mantello di Madeleine”, raffinata escursione nell’eros in cui la realtà si confonde con il sogno al punto che persino l’incontro con il Cavaliere potrebbe essere il frutto della fantasia della protagonista, “un gioco della mente” perverso che ha luogo, non a caso, in un tempo indefinibile.Un’accurata biografia e l’esaustivo commento introduttivo di Lia Bronzi arricchiscono questa raccolta accompagnata da splendide illustrazioni.

     

  • Come un piccolo sogno

    Come un piccolo sogno

    Narrativa,Poesia
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2015


    Monica Florio - critico letterario

    Literary 05/2015

    È bello addentrarsi nuovamente nell’universo letterario di Roberta Degl'Innocenti, caratterizzato dalla compresenza di generi differenti quali il diario, la fiaba, la lettera, la poesia, il racconto.
    Guidati dalla sua personalità solare, siamo partecipi di episodi talvolta dolorosi - l’alluvione del 1966 nella sua città, Firenze - che trascendono l’ambito strettamente personale per elevarsi a esperienze comuni.La lettura di questo scritto biografico si è rivelata un’immersione in un mondo popolato da personaggi spesso immaginari, di cui alcuni già apparsi nella raccolta “Pisolina, la befana pigra”: una campanella dal tintinnio facile, due bambole francesi un po’ vanesie e un saccente (ma come potrebbe essere altrimenti?) vocabolario.Questo viaggio intimo non è mai gratuito perché l’Autrice, anche avvalendosi di pseudonimi, ricrea luoghi e cose a lei care con un distacco che consente al lettore di identificarsi.Sia Chiara che la ragazza dai riccioli bruni sono incarnazioni della stessa scrittrice che si serve del sogno come canale privilegiato per mettere in scena l’infanzia: ecco la casa dai mattoni rossi, conservatasi nel tempo che, come per magia, “ha semplicemente fermato le lancette”, la sorella scomparsa prematuramente, oggetto di una commovente missiva, i ravioli nudi di cui ci viene proposta la ricetta.Graficamente impeccabile, l’ultima prova di questa prolifica autrice è un inno alla memoria che consente il recupero di un passato che, rivissuto, diventa presente.

     


    Luciano Nanni-critico e presidente Formica Nera

    Recenzione di Luciano Nanni
    Literary 05/2015

    Narrativa e poesia. Multiforme nei contenuti, anzi vario, questo libro è consigliabile a grandi e piccini. Si apre con una ‘missiva’ di Fata Fanciulla ai ‘Carissimi amici’ (i lettori) e con una poesia che introduce ai piccoli grandi sogni e a certe realtà. In forma di diario Chiara rievoca l’alluvione di Firenze (1966), un’esperienza vissuta, quando l’autrice aveva undici anni. Poi un ricordo, che ritroveremo: ‘La casa dei mattoni rossi’, e una ‘lettera’ immaginaria alla sorella, datata febbraio 1999, e infine la poesia (1° premio La Campagna Toscana, 1997) Antica casa. Una ricetta con foto: gli gnudi sono ravioli. Poesie: qui si ammira lo stile di Roberta. La lirica Copre la terra dedicata al padre ricevette nell’anno duemila il primo premio al “Labrys d’argento” e la medaglia d’oro al “Formica Nera”. Per concludere, la fiaba ‘Birba e la famiglia dei cigni’. Una ‘miscellanea’ ben assortita, che testimonia di una scrittura ricca di sentimento e che, parafrasando modificandola la citazione di Saint-Exupéry (p. 5), “rende visibile agli occhi” ciò che il poeta percepisce oltre le apparenze.


    Dalmazio Masini - presidente accademia Alfieri

    RECENSIONE L’ALFIERE MAGGIO 2015

    “È del poeta il fin la meraviglia… chi non sa far stupir vada alla striglia”. Così scrisse Giambattista Marino quattro secoli fa e così sembra ricordarci Roberta Degl’Innocenti in questo suo ultimissimo lavoro letterario dove l’alternarsi di pagine in prosa e di pagine in versi ci fanno passare da uno  stupore all’altro in una miscela di favola e poesia, anche se la partenza evoca una triste esperienza vissuta nella sua città, l’alluvione del ’66 a Firenze.
    Ma pure questa triste esperienza ha il suo risvolto incredibile perché la ragazzina di allora, vedendo portare via dalle acque del fiume tutti i suoi giochi e i suoi sogni d’adolescente, si ritrova accanto un inaspettato regalo: il dono della parola che diventa gioco d’arte. 

     


    Sandra Carresi-scrittrice

    Recensione di Sandra Carresi
    Firenze 14 Settembre 2015

    Il libro di Roberta è molto elegante, colorato, illustrato, ricco di papaveri rossi che trasmettano d’impatto allegria e invito a correre in quel prato verde dalle macchie rosse, certi di non essere soli in quel prato ma, in ricca compagnia di una delicata memoria affiancata ad un filo di nostalgia, una corsa in punta di piedi per mano a qualcuno, a qualcosa, che ha vinto il tempo ed è rimasto con Roberta da sempre per sempre.

    La ragazza dai riccioli bruni non ha più le trecce ma, probabilmente è rimasta la stessa, ha raccontato con amore, praticamente la sua vita, tornando indietro nel tempo e riportando alla luce non solo i suoi cari, gli affetti, la sua casa, ma anche i suoi “ninnoli” cresciuti con lei. 

    Sicuramente una persona che ha ricevuto molto amore, è questo forse il segreto della sua leggerezza nel trattare argomenti anche drammatici, il suo star bene con se stessa, il suo raccontarsi gioioso, la sua fantasia amalgamata a realtà.

    Forse, la ragazza dai riccioli bruni cammina ogni giorno con la sua gonna blu a pieghe e le sue trecce, accanto a Roberta, forse le suggerisce di continuare ad osservare le nuvole, forse, insieme, sanno vedere quel blu che a molti, non è dato vedere.

    Grazie.

     

     


    Pasquale Matrone - critico

     

    La Nuova Tribuna Letteraria n. 120/2015

    Recensione di Pasquale Matrone  

    Riprendendo un passo del Fedro, Pascoli scrive: “È dentro di noi un fanciullino” (…) che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle (…); che piange e ride senza perché di cose che sfuggono ai nostri sensi (…); che vede tutto con meraviglia (…); che mette il nome a tutto ciò che vede e sente…”. Si ritrovano tracce della poetica pascoliana nelle pagine di Come un piccolo sogno, il nuovo libro di Roberta Degl’Innocenti, l’artista che ama firmarsi “Fata Fanciulla”, consapevole della forza di un’infanzia che da sempre le dimora dentro e dalla cui voce cristallina trae colore e autenticità di canto. Musica, la sua, che “parte dal cuore per arrivare al cuore”: dettata non dal capriccio, bensì dalla necessità di vestire di parole e armonia i pensieri che le urgono nell’anima, ansiosi di prendere il volo. La ragazza dai riccioli bruni, immortalata sulla copertina, quella che nel prato dei papaveri è, insieme, sorriso fiore brezza lieve odorosa e personaggio in piena sintonia con tutte le componenti del ritratto, ha custodito intatto il candore e, con esso, il desiderio di coniugare, nella sua scrittura, teneri e inossidabili reperti di memoria e volontà di proiettarsi in un futuro sempre più ricco di parole adatte a farsi messaggere di pace. La memoria, innanzitutto. Per penetrarne l’universo, occorre “aguzzare le narici, perché”, su tutte le cose, “gli odori restano a rievocare storie”, e perché bastano “un nastro un ventaglio una lettera e torni indietro”. Tornano l’alluvione, le strade invase dal fango, la disperazione negli occhi e nelle voci… Con gli anni, poi, la perdita delle persone care; le sofferenze segrete; il dolore e le ingiustizie presenti nel mondo; gli egoismi… E, accanto alla memoria, le parole: sempre nuove, sempre più vive e vere. Roberta Degl’Innocenti è consapevole dei mali che minano l’umanità. Ma sa anche che è ancora possibile progettare, fare della vita, “un piccolo sogno”. Per raggiungere lo scopo, non servono grandi utopie bensì solamente “moderate speranze”, quelle di cui parla Fromm nel suo La rivoluzione della speranza. Lei, eterna “dolce bambina in cerca di bellezza”, ne è convinta. Versi, pensieri, lettere, favole e prose dense di musica si alternano con eleganza nella raccolta. Dentro vi sono gli ingredienti di sempre, i simboli di una poetica mai tradita: il salotto, i ninnoli nella vetrina, la stufa a legna, le Tate, i gerani, la casa dai mattoni rossi, i gradini sbreccati, “pomelli ottone lucido intarsi sculture”, “bambole fate principesse libri oggetti”, l’orologio “che segna sempre la stessa ora”, “un sogno che ritorna, con un collage di voci e di volti”… Pur riproponendo temi e strategie, Roberta Degl’Innocenti riesce a infondere linfa più nutriente nelle cose che racconta, caricandole di ulteriore senso; le osserva con stupore più intenso, ne rinnova e accresce le suggestioni, le inserisce in uno spartito sempre più armonico, sostanzioso e convincente. 

     

     


    Gian Piero Prassi - critico

    BACHERONTIUS, Giugno 2015

    Recensione di Gian Piero Prassi  

    Un volumetto molto personale, quasi intimo. In cui l’autrice in prosa, poesia e fiaba, ripercorre le stagioni passate della sua vita, i luoghi, le persone e i pensieri più cari. La dimensione fiabesca pare la più consona e felice e si riverbera nelle parti in poesia e prosa. È veramente “un sogno che ritorna in ogni tempo, / ad abbracciare tutto il firmamento”. Un libro leggiadro e felice, anche se ospita pure esperienze terribili come il ricordo dell’alluvione di Firenze del 1966 che segna la perdita dell’innocenza e l’entrata nel mondo reale. Ma l’esercizio della memoria, con l’aiuto di una scrittura limpida e fluente, è comunque motivo di gioia, la “casa dei mattoni rossi”, le esperienze, il padre e la madre.  Tutta questa vita viene come coltivata dalla forza dell’amore, così la raccolta è davvero un giardino di profumati fiori, come i papaveri della copertina. Nel corso della giornata, lettura, qualche nube passerà a velare il sole, ma anche il ricordo dei dolori o la nostalgia del passato profumano e sono offerti al lettore con gusto e grande misura.  

  • Pisolina, la Befana pigra

    Pisolina, la Befana pigra

    Fiabe
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2014


    Eugenio Giani - Consigliere Regionale e scrittore

    Intervista del giornalista Fabrizio Borghini (TOSCANA TV) ad Eugenio Giani, presso il Salone delle Feste, Regione Toscana, mercoledì 17 settembre 2014. Presentazione del libro Pisolina, la befana pigra di Roberta Degl’Innocenti

     

    Pisolina, l’avventura di questa bella figura, caricatura, personaggio, porta Roberta Degl’Innocenti, da scrittrice impegnata, da poetessa leader del gruppo Modigliani a  calarsi, nella maturità, con la letteratura dell’infanzia.

    Un libro dietro l’altro, i suoi, sempre di maggiore successo. Se dovessimo trovare un riferimento e un parallelo lo indicherei in Carlo Lorenzini: il giornalista fiorentino, partecipe del Risorgimento, impegnato scrittore della Firenze Capitale.

    Sua la cronaca, nella prima pagina della Nazione del 15 marzo 1860, quando si raccontava l’adesione dei toscani al nuovo Regno d’Italia.

    Carlo Lorenzini, ad una certa fase della propria vita, incomincia a scrivere per i bambini: non utilizzando i concetti semplici ed elementari ma attraverso immagini che trasmettono nella letteratura dell’infanzia gli aspetti belli e meno belli della vita. I valori profondi che ispireranno l’esistenza.

    Quindi, tornando a noi, in qualche modo, in questo amore, nella tendenza di una scrittrice affermata, di una poetessa di grande valore come Roberta Degl’Innocenti, verso la letteratura dell’infanzia rivedo un po’ proprio quest’impegno civile che, attraverso il racconto alle nuove generazioni, esprime il senso profondo dei valori che la vita le ha progressivamente affermato.         


    Luciano Nanni-critico e presidente Formica Nera

    NOTA DI LUCIANO NANNI
    LITERARY 10/2014 

     

    Narrativa per ragazzi. La poesia sconfina nella fiaba, e viceversa.

    L’autrice sviluppa tutta la sua fantasia in queste otto fiabe ricche di inventiva: animali e oggetti prendono vita, realizzando un mondo magico, quello dell’infanzia e del sogno: “I cucchiaini si tenevano per mano” (Dondolino e i fiori di ceramica). Pisolina è una Befana pigra, alla quale però viene affidato un incarico importante. Tre palle di Natale (Violetta, Argentina e Lucidalabbra) riescono a suscitare immagini poetiche: “L’inverno ha uno sguardo limpido, leggero.” Lille e Miou sono due bambole francesi “talmente minuscole che le puoi mettere in un taschino”. Gli oggetti quindi “diventano storia”. E così, fino alla breve, ultima e significativa fiaba Il suonatore di tromba.

    Con questo decimo libro la Degl’Innocenti conferma la sua vena particolarmente felice, sia in poesia che in prosa.

    Deliziose le illustrazioni di Andrea Gelici.


    Maria Rosaria Perilli - scrittrice

    Maria Rosaria Perilli, lettera 19 settembre 2014


    Mia carissima Roberta,
    ho appena finito il tuo libro e voglio complimentarmi per lo splendido lavoro che sei riuscita a compiere. Avevo già avuto modo di "saggiare" le tue capacità nella narrazione per bambini con "La luna e gli spazzacamini"; ora, con Pisolina, mi sento di dirti che sei davvero una delle più grandi scrittrici contemporanee.

    Parlare ai bambini è, per un autore, sicuramente un impegno denso di difficoltà: il loro è un mondo che troppo facilmente riusciamo a dimenticare, che rimane lì, un po' sbiadito, così come riusciamo troppo facilmente a dimenticare il loro linguaggio, fresco e innocente, un linguaggio che ha le parole del sogno, della purezza.
    Tu, splendida amica, riesci ancora a entrare in questo mondo per raccontare con le parole che sanno di sogno e purezza; sai unire il classicismo alla modernità, sai dare voce agli oggetti e sei capace di far "rimbalzare" il lettore adulto in quel tempo sbiadito per restituire colori intensi. Sì, ha anche valore cromatico, la tua scrittura, da cui molti dovrebbero prendere esempio.Immagini, ecco, tu riesci a creare immagini. E non solo. Anche suoni, rumori. Mi pareva di ascoltarli e questo mi ha strappato più di un sorriso.Pisolina mi ha fatto ritornare la bambina che ero, quella che amava Hansel e Gretel, Il gatto con gli stivali e Raperonzolo dalle sue lunghe trecce; mi ha fatto ritornare ai lunghi pomeriggi d'infanzia trascorsi con tanti protagonisti per ritrovarne di moderni ed egualmente belli. L'albo delle befane, bambole sgambettanti nei taschini, elfi profumati.
    I bambini fortunati che lo leggeranno non potranno che portarlo sempre nel cuore e, domani, ricordarlo come un prezioso compagno d'infanzia. Potranno, come me oggi, stare seduti con la mano sotto il mento e sentire il Suonatore di Tromba. Che va a trovarli con un sorriso. Un abbraccio.


    Giusy Frisina - poetessa

    Nota di Giusy Frisina sul racconto Il picchione e le farfalle dal libro Pisolina, la befana pigra

    LA FABBRICA DELLE LACRIME
    La ”fabbrica delle lacrime” non è soltanto una delle tante  trovate divertenti, inventata dalla fervida fantasia di Roberta Degl’Innocenti, nella splendida raccolta di racconti intorno alla Befana “Pisolina” che spesso e volentieri si addormenta, forse per evadere da una realtà che le sta stretta. Ma come e più di altri momenti  di queste fiabe è una sorta di chiave di comprensione più profonda del senso di questo  libro, per chi vuol riuscire a capirlo nella sua saggezza rivelatrice. La fabbrica delle lacrime è il luogo misterioso in cui gli oggetti possono diventare umani e gli umani smettere di comportarsi come oggetti. Ma il luogo delle emozioni sembra straniato, al punto da doversi pensare come fabbrica delle lacrime, per chi pure quelle emozioni le vive ancora intensamente, forse ha solo perso la spontaneità per esprimerle … Ci dice qualcosa tutto questo?  Eppure  una fabbrica delle lacrime è  paradossalmente rassicurante per il mondo delle bambole e delle farfalle, perché si sa almeno che c’è  chi pensa alle loro emozioni. E noi siamo così persi che ci suona di conforto una soluzione del genere,  così ci accorgiamo che si sta parlando di noi.  La penna fattucchiera di Roberta ci ha fatto capire così la nostra disperata solitudine.

    Eppure il finale conforta, qualcosa di magico può ancora succedere …. E addirittura anche l’amore può stranamente  vincere ancora, ripristinata l’umanità. Ed è una speranza che non possiamo perdere.

    Ottobre 2014 


    Valeria Serofilli - poetessa

    Caffè dell'Ussero nota di lettura di Valeria Serofilli a Pisolina, la Befana pigra (Masso delle fate, Signa, Firenze 2014) di Roberta Degl’Innocenti.

    Con il volume Pisolina, la Befana pigra edito per i tipi di Masso delle Fate nell’agosto 2014, Roberta Degl’Innocenti ci regala il suo secondo libro di fiabe, dopo “La luna e gli spazzacamini” che ebbi modo di presentare sempre nell’ambito degli Incontri dell’Ussero nel 2012.

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    Ho “dovuto” per forza scrivere le loro storie.

    Mi sono sentita INERME di fronte alle loro ragioni.

    Bussavano, insistevano, si palesavano sotto ai miei occhi.

    Confesso, però, che mi sono anche divertita.>>

    Divertendo dunque e, perché no, anche divertendosi, la Degl’Innocenti ci conduce in un mondo in cui le cose hanno una propria anima perché è lei a regalargliela (come a suo tempo sottolineato dalla Matthieu). E’ così che le bambole, i soprammobili, la piccola Befana e persino gli addobbi natalizi, assumono una precisa identità, diventando personaggi che la sapiente “penna” di Roberta nonché il “pennello” del bravissimo illustratore Andrea Gelici, ci rendono vividi e familiari.

    Così, per la voce narrante di Fata Fanciulla, ecco affacciarsi Pisolina, Truciolo, Violetta, Argentina e Lucidalabbra, le tre palle di Natale, le bambole francesi Lille e Miou, l’elfo Giuditto, Dondolino, Luna e Gingillina, tanto per citare i personaggi principali delle otto favole in cui si articola il libro; ma anche Ciondolino, il Capo dei Fili d’Erba, Rosmarino, Pinzimonio, Muschio bruno della fiaba dell’Elfo profumiero: é infatti nei nomi che si sbizzarrisce l’estro della nostra Autrice.

    Altro terreno fertile all’inventiva di Roberta Degl’Innocenti è quello delle onomatopee, tanto care al Pascoli (basti pensare al chio chio chio dei Canti di Castelvecchio o al gre gre di ranelle de “La mia sera”, peraltro complicata dal tessuto allitterante) e al Giacomini (Tottali, Tottali, li li in “Andar per uccelli”).

    Ed ecco nel volume in oggetto omopatee relative ad animali, tanto amate dai bambini, quali miao, grrr, grunt (p. 64) o di oggetti e azioni: din don (p. 39), sput sput sput (p. 41), toc toc (p. 45), clap clap (p. 70), bum bum bam, crasc crasc crasc (p. 59), usate in serie ripetute di tre, più che in unica sillaba.

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    SSSSSSSSSS

    EHM, EHM, EHM – Signori, attenzione!

    BRIGO BRIGANTE, TAPPETO VOLANTE

    MONDO BIRBINO, TAPPETO PICCINO

    PERDI PESO PERDI PESO PERDI PESO

    PENSA DAVVERO, DIVENTA LEGGERO

    MAGICO MONDO, PENSIERO ROTONDO

    PERDI PESO PERDI PESO PERDI PESO

    SPUT SPUT SPUT

    (i soliti tre sputi)

    PAROLA DI ELFO NOMADE

    (facendo il gesto del giuramento)

    Insomma, un delirio – vi dico – con questa formula riciclata.

    Eppure… l’importante è crederci!!!

    Cosa sarà accaduto?>>

    Un libro che ci sorprende dalla prima all’ultima pagina, questo di Roberta Degl’Innocenti, anzi fino alla quarta di copertina, con la sua notte di stelle, culla di quel dolce e rincuorante <<(…) credimi…mi si chiudono le palpebre dal sonno …>> che sembra sottendere un sapido <>

    Valeria Serofilli

    Caffè dell’Ussero di Pisa, 30 Gennaio 2015


    Monica Florio

    Literary Gennaio 2015
    recensione di Monica Florio

     

    Piacerà ai bambini il libro illustrato “Pisolina la Befana pigra” di Roberta Degl'Innocenti per il garbo e la vivacità con cui l’atmosfera natalizia è rievocata. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta è protagonista una Befana così pigra da addormentarsi sulla scopa e perdersi per strada. In queste otto fiabe compaiono vezzose palline di vetro e bambole francesi, animaletti di peluches e cavallini a dondolo che, non senza rischi, si animano e prendono vita durante la notte.

    A impreziosire le storie sono le belle illustrazioni di Andrea Gelici che ritrae, senza essere lezioso, oggetti e personaggi cari ai più piccoli. Dal canto suo, l’eclettica scrittrice, tra una formula magica e una filastrocca, non rinuncia a richiamare l’attenzione dei lettori più giovani sul valore dell’amicizia che “quando si deposita in fondo al cuore rimane come un abbraccio, una lettera piccina, il sorriso del verso che sfiora la mente e diventa una poesia”.


    Pasquale Matrone

    Recensione di Pasquale Matrone 
    La Nuova Tribuna Letteraria n. 117/2015

     

    Saranno i bambini a salvare il mondo: la loro innocenza lo ripulirà dalla fuliggine che minaccia di renderne l’anima sempre più arida e buia. Perciò è da loro che occorre partire per restituire vigore e sentimenti agli uomini, insediati dal virus dell’anaffettività: inquieti, disorientati, quasi del tutto orfani, ormai, di certezze e di valori. Libertà, generosità, lealtà e amicizia dovranno riacquistare il loro ruolo, imprescindibile e benefico… È questa la ragione che ha spinto Roberta Degl’Innocenti a ritornare alla fiaba, strumento che sa usare con maestria per raccontare la vita, il suo presente, le sue possibilità e col quale si è già cimentata nel 2007, con La luna e gli spazzacamini.  La nuova raccolta, Pisolina, la befana pigra, edita da Masso delle Fate e illustrata da Andrea Gelici, riprende il filo di un discorso mai del tutto interrotto, se si scava bene nelle intenzioni non dichiarate e nelle tracce che l’artista fiorentina, di volta  in volta, sia pure in maniera più o meno inconsapevole, ha lasciato nella sua produzione letteraria. Sin dall’inizio, il lettore si troverà immerso in un’atmosfera che, per molti aspetti, rievoca suggestioni già vissute con Andersen. Lo scrittore danese, come fa Roberta Degl’Innocenti, ha dato anima e parole a oggetti, trasformandoli in personaggi vivi e indimenticabili. Tra i tanti: “Il soldatino di stagno”, “La ballerina”, “Il vecchio lampione” … Semplici oggetti del suo universo domestico trasfigurati, strappati all’inerzia, resi emblematici e palpitanti. La realtà in cui vive Andersen, povero, poco aggraziato, carico di frustrazioni e di risentimenti, è piena di ostacoli e di ingiustizie, ha bisogno di essere corretta, resa più accogliente… Per lui, dunque, la scrittura è una forma di risarcimento e di redenzione. Per l’artista fiorentina, fatti i dovuti distinguo, il discorso val allo stesso modo. Il suo tono, però, è sereno e rasserenante, come si addice all’infanzia e al suo diritto di essere aiutata a crescere con un pizzico di ironia, iniezioni di valori e dosi giuste di fiducia e di speranza. “Pisolina”, la befana da cui la raccolta prende il nome, è in buona compagnia nell’universo incantato di Roberta Degl’Innocenti. Con lei: “Scopettina”, “Truciolo”, “Cipolla”, “Dentona”, “Giuditto”, “Citronella”… Personaggi mutuati dall’universo di una fanciullezza densa di ricordi e di sogni. L’autrice, che in una nota introduttiva ama definirsi “Fata Fanciulla”, li recupera dal suo passato: bambole, ninnoli, soprammobili speciali, una befanina… “De te fabula narratur”, dunque. Il motto di Orazio ben si addice a Roberta Degl’Innocenti come a ogni altro scrittore che, lo voglia o meno, del suo spartito è maestro e, nel contempo, orchestrale. Notevole è la cura destinata al linguaggio: brioso, limpido, funzionale alla natura della narrazione, adatto ai bambini e. insieme, degno dei palati più sottili. Un linguaggio ricco di suoni, rumori, sussurri, musica; generatore di atmosfere sospese tra realtà e sogno; capace d’incantare e di catturare. L’artista sa giocare con le parole; ne potenzialità e risorse; sa mescolarle tra loro per ricavarne pietanze allegre, gustose e convincenti. Un esempio? La filastrocca: Brigo Brigante, tappeto volante./ Mondo birbino, tappeto piccino / Perdi peso perdi peso perdi peso. // Pensa davvero, diventa leggero / Magico mondo, pensiero rotondo / Perdi peso perdi peso perdi peso”, Nonsense? Semplice gioco? Anche. Ma, a ben leggervi dentro, è molto di più, è l’invito a liberarsi dalla zavorra dell’avidità, della guerra, e dell’egoismo; a ripulire mente e cuore da ogni sorta di cattiveria; Ad aprirsi alla vita; a rimettere in funzione le ali; a librarsi nell’aria, sempre più avanti e più in alto. 

     


    Dalmazio Masini - presidente Accademia Alfieri

    L'Alfiere della poesia n.1/2015
    Oggi ancora un libro di favole, adattissimo in questo clima di festività natalizie, propostoci da un'autrice, forse più conosciuta come poetessa, non nuova a questo genere letterario. Ricordiamo il successo di "La luna e gli spazzacamini" edito nel 2007, quando alcune fiabe riuscirono ad evadere dai confini della carta stampata per conoscere la vitalità del teatro e furono più volte messe in scena in aule scolastiche. Presentato a distanza ravvicinata in prestigiose sedi fiorentine, affollatissime di pubblico, quali il "Salone delle Feste di Palazzo Bastogi" (Sede del Consiglio Regionale Toscano) e il Caffé Letterario Giubbe Rosse, il viaggio tra la gente delle favole di Pisolina non poteva avere partenza migliore. Siamo perciò certi che questo personaggio resterà a lungo nei cuori di chi ha avuto il piacere di conoscerlo.
     


    Lia Bronzi - critico e presidente Camerata dei Poeti

    Firenze 19 Settembre 2014
    BREVE EXURSUS STORICO DI LETTERATURA PER RAGAZZI. PROLOGO A “PISOLINA LA BEFANA PIGRA” DI ROBERTA DEGL’INNOCENTI (LIA BRONZI)

    Il mondo delle fiabe e dei miti nasce con l’uomo ed, in tal senso, ha radici antichissime provenienti da sentieri vari e culture popolari, spesso orali, di etnie diverse nelle quali sono presenti: fate buone, streghe cattive, maghi, sirene, gnomi, fauni o strani animali parlanti, emergenti dalla fantasia e dall’inconscio collettivo umano, nella poetica trasfigurazione di eventi e suggestioni primigenie. Fiabe e leggende si ritrovano sui papiri e nelle stele egizie, come sui monumenti dell’antica Roma, insomma ovunque nel mondo i racconti sul fantastico, sul meraviglioso ma anche sull’orribile, si intrecciano secondo un fil rouge di identiche esperienze vissute dall’uomo, sia che esso abiti a Nord come a Sud del mondo, sotto ogni cielo e latitudine, sia che si riferisca alle dolci notti in cui Euridice ama Orfeo, che alle algide notti nordiche animate dalla “Piccola fiammiferaia”, a cominciare da Esopo e Fedro che, molti secoli dopo ispirarono il francese La Fontaine. Gli stessi eventi e suggestioni primigenie, con l’avvento del Romanticismo, stimoleranno l’interesse per la fiaba in  Europa, infatti nel 1812 i fratelli Grimm, il francese Charles Perrault, l’irlandese William Butler Yeats, scrissero fiabe per bambini,  a loro si aggiunsero altri che andarono ad alimentare il fantastico con la fresca purezza della poesia, come Christian Andersen. In Italia, Carlo Lorenzini, detto Collodi, nel 1883 pubblicherà le favolose “Avventure di Pinocchio” tradotte in seguito in tutte le lingue del mondo. Opera anche per adulti poiché si può focalizzare come viaggio iniziatico di conoscenza. Anche Italo Calvino e Alberto Moravia, noti come narratori di alto livello per adulti, scriveranno rispettivamente “Fiabe italiane” il primo e “Storia della Preistoria” il secondo, negli anni ’50, con volontà propedeutica e morale. Più tardi, per il fumetto, Corto Maltese con “Valentina”, Hugo Pratt e Guido Crepax, esprimeranno tutto un mondo dove viene scandita l’eterna favola della vita, nel bene e nel male. Oggi i ragazzi, anche piccolissimi, attraverso il mondo virtuale e mezzi tecnici sofisticatissimi, frequentano sempre più un’altra realtà, più moderna e attuale, i cui esisti non ci è dato conoscere. Non ci sottrarremmo a questo nuovo impegno, con onesto spirito critico. Per ora ci limitiamo a rivolgere la nostra attenzione a chi, con coraggio, apponendo nero su bianco su cartaceo, con un lavoro creativo che è più manuale che digitale, come appunto fa, la poetessa Roberta Degl’Innocenti, che è già alla seconda prova con la raccolta di novelle dal titolo:  “Pisolina la befana pigra”.

    LA “POETICA FAVOLISTICA” DI ROBERTA DEGL’INNOCENTI

    La naturalezza di un raccontare favolistico e poetico, al contempo, supportata dall’autonomia e riconoscibilità di un originale linguaggio metaforico e simbolico, permette alla narratrice Roberta Degl’Innocenti, di trattare qualsiasi fantasia tematica, avvalendosi di una emozione autentica e di un agire in piena libertà creativa. L’autrice ama l’onirico ed il mondo surreale, e torna a rivisitarlo con l’opera “Pisolina la befana pigra” un po’ per evadere e bisogno d’innocenza, ma soprattutto per rivisitare la realtà e raffigurarla con il suo terzo occhio, liricizzandola dal suo interno e coglierne, quindi, il vero senso poetico che, come dice Antoine de Saint Exupery, si cela agli occhi di chi non sa percepire o vedere. un invaghimento letterario di mito poiesis che porta l’autrice a raffigurare ciò che la circonda, dando voce e corpo anche agli oggetti inanimati, evocandoli secondo un linguaggio surrealista fluido e semplice, talora burlesco e ironico, tramite un realismo visionario, più che del segno della parola che è pur presente. Ne nascono immagini che la visione immerge in una realtà dialogica e pulsante di vita, per risonanze interiori e accensioni di lirica sospensione, congeniali, del resto, del modus operandi letterario di Roberta Degl’Innocenti, sia in poesia che in narrativa di altro genere. Tutto un mondo, questo del libro per ragazzi e adulti, che levita da una scintilla di luoghi remoti ed impercettibili, dove danzano squarci di luci ed ombre della fantasia che, non appartenendo al reale, si sviluppa in altre direzioni e dimensioni. Una ascesa nuova ed antica al contempo, verso misteriose vette della creatività che si rinnova continuamente secondo una incessante evoluzione che è l’essere e il divenire di ogni vero artista. 

     

    I PERSONAGGI DI “PISOLINA LA BEFANA PIGRA”

     

    I personaggi di questo secondo volume di favole, provengono da un ormai lungo percorso letterario (poesia e narrativa) di Roberta e volgono decisamente verso una vita ed un linguaggio fantasioso e surreale, ricordandoci, al contempo, una tendenza scenografica dell’autrice, proprio per quel procedere per associazione di idea, di immagini e pensieri onirici latenti, che costituiscono poi la vera forza motrice del sogno, assieme ad un lavoro nascosto nell’inconscio e mise en scéne che ben sa interpretare il pittore Andrea Gelici, con le meravigliose pitture di ambiente, tese a valorizzare con colori vivaci la teatralità dei soggetti tematici atte ad attirare e coinvolgere i lettori giovani e adulti. La narratrice avverte l’esigenza di penetrare le figure, dando anima agli oggetti che rende sonori, vivi, parlanti, trasfigurandoli in uno stato d’intensa emozione, nell’urgenza di esprimere la visione interna. Nascono così: “Pisolina la befana pigra” , che dà titolo al testo, “Violetta, Argentina e Licidalabbra (ovvero storia di tre palle di Natale)”, “Lille e Miou, le bambole francesi”, “Il Picchione e le Farfalle”, “Giuditto, l’elfo profumiero”, “Dondolino e i fiori di ceramica”, “luna e Gingillina”, “Il suonatore di tromba”. Tutti nomi ed interpreti dal significato simbolico e metaforico, che di per sé è già un “mantra”, dove pulsioni e colori rappresentano la purezza di un mondo incontaminato, nel desiderio prorompente di esistere ed esserci nel gioire della vita e nel dialogo con essa, secondo il mondo magico dell’amicizia che scatena imprevedibili epifanie pronte a sciogliere, celandosi, gli enigmi irrisolti della vita. Personaggi, quindi, di forte presa e suggestione, proiettati verso l’infinito e l’Oltre, nel loro accedere all’universalità. In tal senso anche l’infanzia è intesa come memoria e mondo edenico della vita di tutti, il mondo scenico come suggestione, il pensiero dell’autrice come ricerca di valori e come evasione. Tutta una poetica interiore delle cose che anima il proprio potenziale espressivo per levità delle alchimie, per squarci di luce supportati da valori morali e umani, primo fra tutti l’amicizia, quale esigenza di verità, anche per questo la raccolta di racconti centra il segno positivo.

     

    PUNTO DI VISTA FORMALE E SEMIOLOGICO

     

    Per quello che attiene lo stile narrativo, c’è da dire che esso ha qualcosa di futuristico o meglio attiene, per quel reiterare parole che esprimono l’atto inteso a trasmettere idee, qualcosa che lo lega ai valori futuristi. Ne facciamo alcuni esempi: “…ETCIÙ, ETCIÙ, ETCIÙ….(“Pisolina la befana pigra” ) oppure: “…MMM MMM PSS…..”. In tal senso il lettore si trova in mezzo al turbinio delle immagini incisive e vibranti, come fossero una rutilante cascata di suoni di marinettiana memoria, verbalizzandone e sonorizzandone i pensieri, le forme, i rumori, i profumi, tutti tatticismi per estrarre brividi dalla magia della narrazione. E c’è sempre un pensiero, una filosofia e riflessione razionale, quale motivazione che sostiene le ragioni di un testo. In tal senso l’autrice è in sincronia con i cambiamenti del linguaggio, per essere più vicina ai giovani navigatori di internet e i lettori dei fumetti, pur rimanendo il suo uno stile che è: “espressione adeguata di un adeguato contenuto” in nome dell’autonomia dell’arte, nel campo dell’animismo panico della poesia. Esempio tipico ne sono i refrain che citiamo e con i quali chiudiamo questo nostro fare esegesi del testo, che recitano:

    “- E’ tornato, è tornato! – cantavano gli uccelli.

     - E’ tornato, è tornato! – stormivano le foglie.

     - E’ tornato, è tornato! – mormoravano le ginestre, ubriache di giallo, mentre il rumore si propagava tutto intorno.

    Una festa di vento e di luce…..” (“Il suonatore di tromba”).

  • I graffi della luna

    I graffi della luna

    Poesia
    Editore: Edizioni Del Leone
    Anno: 2012


    Luciano Nanni-critico e presidente Formica Nera

    Poesia. C’è una trama linguistica (e spirituale) che collega i diversi tipi di scrittura, dalla narrativa alla poesia: questa dotata poetessa agisce in un contesto indubbiamente lirico, con una ricchezza di immagini che, almeno idealmente, trova referenza in García Lorca, già posto con un inciso all’inizio del volume.

    La tessitura verbale è ininterrotta, brulicante di ‘invenzioni’, colori, luce, metafore — densità e lievità unite in un miracoloso equilibrio.

    La forte unità stilistica proviene anche dalla frequenza dell’endecasillabo, che con la sua variabilità di cadenze presuppone un ‘istinto’ musicale che corrisponde al ritmo e alla bellezza timbrica della parola nei relativi rapporti sintattici.

    La fiaba, estesa in senso creativo, contribuisce a tale poetica, e il sogno avvolge nelle sue magiche tinte esprimendo una raffinata femminilità: ‘Suggestione di donna, ombra segreta’ (Anima di vento, v. 16).

     

    Pubblicata su Literary 2012


    Giorgio Barberi Squarotti - critico e scrittore

    Cara Roberta,le tue nuove poesie sono elegantissime e armoniosissime, e il tuo endecasillabo meraviglioso.

    Hai raggiunto un livello altissimo di valore e di bellezza.

    Ammiro i viaggi, le stagioni e le notti e l’incanto della tua città, Genova, Pisa e Praga, vento e luna, desideri e brividi dei sensi.

    Applaudo e mi verso un bicchiere di barolo per fare festa.

     

    Lettera 2012


    Ninnj Di Stefano Busà-presidente unione nazionale scrittori Lombardia-poetessa e critico letterario

  • D'aria e d'acqua le parole

    D'aria e d'acqua le parole

    Poesia
    Editore: Edizioni Del Leone
    Anno: 2009


    Luciano Nanni-critico e scrittore-presidente Formica Nera

    Poesia. L’autrice fiorentina ha sviluppato la creatività in più direzioni, ma l’iniziale energia qui emerge in modo straordinario, una fantasia che rinnova le immagini, appartenenti a un mondo ideale di poesia-poiesi, cioè il fare, l’inventare: ‘acero di porpora’ (p. 28), già di per sé concetto che si sintetizza nel colore, diviene ‘acero di rugiada’  (p. 54); ‘Spiragli d’erica’ (p. 36) poi ‘L’erica dorme’ (p. 39); la ‘vertigine di passero’ (p. 33) si traduce in ‘lume di passero’ (p. 51). E i colori, ora puri, ora uniti.

    La Degl’Innocenti nella Ballata dei poeti che è sufficiente un verso per essere felici: chi ama la poesia troverà in questa raccolta molti versi che lo faranno felice. 

     

    Literary 2009


    Dalmazio Masini-presidente accademia Vittorio Alfieri-poeta e Autore di canzoni

    Roberta, pur vivendo quasi a tempo pieno la sua passione per la poesia, non appartiene, per fortuna, a quella troppo vasta schiera di persone che sformano pagine di versi (o versacci) quasi quotidianamente.

    Al contrario le sue poesie nascono sempre dopo lunghi periodi di incubazione e infatti l’ultima sua raccolta “Un vestito di niente” fu edita nel 2005.

    Eccola quindi con una cinquantina di poesie con le quali si racconta e, tra cronache di emozioni vissute e colorate fantasie, ritroviamo la Roberta già conosciuta e allo stesso tempo nuova nell’evoluzione di quella sua eleganza espressiva che sempre più le fa assumere una posizione di spicco nel panorama della poesia del nuovo millennio.

     

    L'Alfiere 2009

  • La luna e gli spazzacamini

    La luna e gli spazzacamini

    Fiabe
    Editore: Edizioni Del Leone
    Anno: 2007


    La Tribuna Letteraria - Rosetta Mor

    LA TRIBUNA LETTERARIA N. 89
    Padova

    ROSETTA MOR

    “Di alba in alba mi sono sentito diverso: nella mia anima hai fatto nascere il fiore della bontà”, così sbottava il crudele re di cui si parla nel libro Le mille e una notte rivolgendosi a Shahrazàd, la ragazza che, narrando una dopo l’altra le fiabe con voce suadente, riuscì ad allontanare il giorno della sua morte e a mantenere la grazia della vita. Questo è il potere delle fiabe e delle favole: aiutare grandi e piccini a scovare in sé, con il ricorso a tracciati creativi, l’innocenza e la bontà, il senso della solidarietà, dell’amore, per farli rinascere nella vita d’ogni giorno.

    Roberta Degl’Innocenti ci riesce con La luna e gli spazzacamini, un testo che racchiude dieci fiabe colme di saggezza che, attraverso il miracolo della fantasia e la grazia dello stupore suscitato, conducono chi legge a comprendere i valori della vita: l’esigenza di accontentarsi di quanto si possiede, per conquistare la felicità (Margie e Fosforina, Gnam Gnam, il Folletto Grasso); la necessità di proteggere i deboli e di prevenire i mali (Freddy, la zanzara distratta); l’importanza dell’aiuto reciproco e dell’amore, fulcri dell’esistenza (Virgola e Biancolina); la libertà di sognare e di credere fino in fondo alla realizzazione di un proprio ideale (La pescatrice di conchiglie, Trecciolina); la rilevanza di un sorriso per chi fatica a vivere (Perla); la significatività dell’amicizia e la forza dell’amore (Il valzer di Orso Bruno).

    I protagonisti delle fiabe sono diversi: persone, cose, animali, tutti hanno una voce e un cuore, tutti sanno perseguire i sogni e tendere al bene. Sono, queste, parole di vita che sanno suscitare commozione e, nel contempo, sanno assumere aria scherzosa e tono burlesco: l’umorismo è una forza sottile e tenace insieme, di cui spesso l’autrice si nutre con estrema disinvoltura.

    “Lo stile – come afferma Paolo Ruffilli nella chiara e scorrevole prefazione – nella semplicità del suo dettato, è tutto intessuto di tramature raffinate che ci riportano alla vena autenticamente poetica dell’autrice”. Il dinamismo delle idee, le coloriture descrittive, la seduzione della fantasia e l’approccio psicologicamente mirato con la realtà e i suoi segreti sono tracciato di grazia e di trasparenza. La discorsività e la fluidità del pensiero conferiscono poi leggerezza alla forma linguistica, ineccepibile sotto ogni profilo.

    Un cenno particolare meritano le illustrazioni di Andrea Gelici: esse hanno il pregio della delicatezza, dell’armonia, della chiarezza esplicativa e ben riescono a interpretare l’intuizione e l’immaginazione di Roberta Degl’Innocenti e a penetrare nell’ordito delle trame proposte, attraverso coloriture che hanno la dimensione del sogno e, ancor più, svelano la limpida interiorità dell’autrice.

     


    Carnelo Consoli - poeta e saggista

    Carmelo Consoli 
    Presentazione del libro di Roberta Degl’Innocenti “La luna e gli spazzacamini” Giubbe Rosse 28/11/2008 

     

    Bene buon pomeriggio a tutti e grazie a Roberta per la sua introduzione. Oggetto dell’odierno incontro è la presentazione di questo bellissimo libro di Roberta Degl’Innocenti “La luna e gli spazzacamini”(terza presentazione dopo la prima ufficiale avvenuta un anno fa al Palagio di parte guelfa e una seconda fatta qualche tempo dopo a Villa Bandini, più una serie di letture in varie sedi. Lo facciamo con grande piacere e alla luce di eventi e gratificazioni che ne hanno seguito la nascita, ultima delle quali l’aver conseguito recentemente il 1° posto al premio Poeti nella società, sezione narrativa, delegazione svizzero-tedesca di Basilea.
    Ricordiamo brevemente le sue precedenti pubblicazioni: nella narrativa tre libri di racconti; in successione “Il Venditore di palloncini e altre storie del 95-97 Ibiskos edizioni, “L’Azalea” del 98 Ibiskos edizioni, “Donne in fuga del 2003 Sassoscritto edizioni, ai quali si sono alternati tre libri di poesia “Il percorso” del 96, “Accademia Vittorio Alfieri”, “Colore di donna” del 2000 Chegai edizioni ed “Un vestito di niente” del 2005 edizione del Leone.
    Tutte pubblicazioni che hanno ottenuto primi premi in concorsi, nei quali ha vinto anche con singole poesie; sono oltre 20 i primi premi conquistati (ricordiamo tra tutti il   Formica Nera città di Padova):

     

    Ultimo nato dunque, questo libro, datato 2007, dalla vulcanica mente dell’autrice che ha già in gestazione editoriale una altro volume di poesie e si può dire ufficialmente che uscirà nei primi mesi del 2009. Per chi non la conoscesse (e credo siano veramente pochi) ricordiamo che Roberta Degl’Innocenti oltre che geniale autrice è donna intensamente coinvolta nella vita letteraria fiorentina e nazionale da oltre 10 anni, sia attraverso promozioni, presentazioni e incontri culturali, organizzazioni di recital, ideatrice di spettacoli anche teatrali, (ricordiamo lo spettacolo “Estasi suggestioni di vita e di morte” del 2004 presso il teatro Rifredi; personalità dunque stimata e richiesta tanto che le sue poesie spesso sono state recitate in pubblico e presentate in trasmissioni radiofoniche e televisive; L’autrice è presente inoltre in molte antologie da “Slanci e partecipazione-15 poetesse fiorentine” a “Pianeta Donna anno 2006”; è, membro di giuria del premio Lucia Iannucci Mazzoleni a Bergamo. Ha presentato in sedi di rilievo importanti poeti, scrittori, critici, ne cito solo alcuni Barberi Squarotti, Giovanna Fozzer, Ninny di Stefano Busà, Sirio Guerrieri, Ermellino Mazzoleni, Lia Bronzi, Nicla Morletti, Duccia Camiciotti.
    A sua volta è stata oggetto di recensioni critiche tra le più autorevoli; su di lei hanno scritto Paolo Ruffilli, Barberi Squarotti, Roberto Carifi, Carmelo Mezzasalma, Fulvio Castellani, Giulio Panzani, Giorgio Poli, Giuseppina Luongo Bartolini, Anna Balsamo, Duccia Camiciotti, Anna Maria Guidi e altri, parimenti importanti (citarle tutte sarebbe impossibile). Concludo questa carrellata introduttiva dicendo che Roberta è vice presidente del Centro D’Arte Modigliani di Scandicci (presidente Roberto Cellini).
    Bene, quando ci si accosta ai contenuti letterari e umani di Roberta Degl’Innocenti ci si accorge di avere a che fare con una poliedrica personalità dalle molte anime artistiche tutte assolutamente genuine, profonde e straordinarie dimostrazione questa di un vero talento letterario.Stupefacente la sua poesia complessa e ardua da tradurre in quanto creatrice di scenari onirici attinenti a mondi reali e surreali, eventi e situazioni sorprendenti, inafferrabili, fascinazioni e getti incontrollati della fantasia; poesia che sgorga da un linguaggi di emozioni, colori, odori, musicalità assolutamente innovativo e suggestivo (ne sono esempio più alto, a mio giudizio, i versi di “Un vestito di niente”). Ma altrettanto stupefacente è la sua narrativa, quel calarsi in minuziosi scavi psicologici di personaggi, in racconti di ambienti e storie di vita veri o verosimili in cui si tenta di evadere dalla routine, dal male di vivere con in “Azalea” e “Donne in fuga”, e in cui si mescolano vari generi letterari dal rosa, al giallo, al noir tutti sorretti da un potente substrato poetico.Ricordiamo a questo proposito che l’autrice sente particolarmente la connessione tra poesia e psicologia (su questo argomento ha tenuto tra l’altro un ciclo di conferenze).

    Con questo libro di fiabe in cui ha liberato tutta la forza dirompente della sua affascinante fantasia fanciullesca ci ha nuovamente sorpreso e deliziato.
    Talento ancora tutto da scoprire a mio giudizio, che può scrivere di tutto e in maniera eccellente, anche quel famoso romanzo che tirerà fuori prima o poi dal cassetto.
    Della sua poesia misteriosa, percettiva, in cui inconsapevolmente ci si cala in un sogno di immediata solidarietà contestuale, matrice fondamentale di tutte le sue opere, parlerà più approfonditamente il professor Marco Dei Ferrari. Dunque stiamo parlando di un’autrice profondamente umorale, molto condizionata nell’istante creativo dagli stati d’animo presenti in lei, ma che al momento opportuno sa imbrigliare le emozioni e ricondurle sulla strada di una fondamentale saggezza e umanità.
    Ma presentarla e conoscerla vuol dire anche dimostrare una sorprendente identità tra il suo scrivere e la sua fisicità di donna con tutte quelle qualità caratteriali che ritroviamo nei personaggi e nelle storie dei suoi libri.E allora la vedremo istintiva, sensuale o riflessiva, materna, oppure trasognante, vanitosa, o raggiante, ironica oppure malinconica col suo perenne portamento da fata-fanciulla, poesia e meraviglia in itinere, unghie rosse e passo di farfalla, ma al fondo sempre profondamente saggia e partecipe alle meraviglie e ai dolori del vivere.
    Dopo aver scritto sei libri approda ad un testo di fiabe quando un giorno in quel di Madonna di Campiglio davanti ad una finestra dell’Hotel Milano, come ella stessa confessa, emerge prepotentemente quel “fanciullino pascoliano” latente in ognuno di noi, scatenando e trascinando la sua infantile fantasia creatrice in quel mondo in cui lei già da bimba si era immersa attraverso la lettura della “Enciclopedia delle fiabe”. Nasce così questo libro, dieci splendide fiabe che si inseriscono con pieno diritto nella migliore tradizione italiana di questo genere letterario dal “Pinocchio” di Collodi ad altri autori come Bontempelli, Buzzati, Gianni Rodari e in quella internazionale dove troviamo scrittori come i fratelli Grimm, Andersen, Wilde e potremmo andare avanti. Dieci fiabe scritte con un linguaggio magico-onirico di grande comunicabilità che al di là dei fondamentali contenuti rappresenta, a mio giudizio, la chiave vincente di questo libro, un linguaggio (come è nella tradizione fiabistica) costellato di ritualità, formule, prove, sfide, magie buone o cattive, viaggi straordinari, che è potente architrave, architettura lessicale e scenica raffinata e curatissima dall’italiano, oserei dire perfetto, dove si riscontra uno straordinario utilizzo degli incastri descrittivi, della punteggiatura, delle spaziature e sottolineature corredato insomma di tutte quelle minime pieghe, nervature, coralità che lo arricchiscono, impreziosito inoltre dalla felice intuizione di servirsi a seconda dei casi del tondo o del corsivo, dall’uso appropriato delle lettere maiuscole per dare risalto a dialoghi e narrazioni.
    Capacità rare e preziose di scrittura a cui si unisce una parola poetica e umana sognante e saggia dalle mille sfumature e qualità dove si alternano e si plasmano intelligente ironia, tenerezza, gentilezza, semplicità, stupore, intrigo, vanità, insomma una intera gamma di qualità che trascinano il fruitore del libro ad una lettura intelligente, sobria, divertente, pienamente godibile felice fusione di mondi, anime, tinte, coinvolgente e magico moto di avventura. Non poteva non essere immediata e molto positiva la risposta della critica letteraria, con molte importanti recensioni.
    Vedete, saper raccontare fiabe non è così semplice come si pensi in quanto occorre possedere un senso al tempo stesso sacrale e utilitaristico della vita, la conoscenza di quella che è una natura immutabile a cui attingere e fare tesoro, in poche parole occorre possedere buon senso e praticità.

    Qualità che ha Roberta che aldilà dei suoi molti stati umorali, dotata di quel famoso terzo occhio, bene esclusivo dei saggi, dei maestri e che le permette la padronanza del corpo e della mente in qualsiasi situazione.Non a caso ella ha sottotitolato il libro fiabe per grandi e piccini in quanto da sempre questo genere letterario che si basa su mondi edenici e fanciulleschi si costruisce però tenendo conto di aspetti e modelli primari della nostra matura coscienza (come dire continuare a sognare tenendo i piedi per terra). 

    Fiabe quindi non solo per educare i minori ma anche per uscire dalle ristrettezze cognitive come afferma il prefatore Ruffilli. Ma ecco che aprendo il libro e scorrendo le pagine ci troviamo su quel confine labile tra reale e immaginario, in un mondo animatissimo e coloratissimo di creature, oggetti personificati, elementi naturali e sovrannaturali e dove tutto e tutti hanno una voce, un nome, un cuore.
    Ci vengono incontro storie di destini nelle loro componenti di vita, morte, tra gioie, dolori, solitudini, rassegnazioni portate avanti con accorata partecipazione e sapienziale maestria, giocate sul piano antico e sempre efficace delle contrapposizioni (ad esempio dei colori: “il bianco e il nero o scuro e chiaro”) oppure delle forme (grasso-magro) o delle qualità (buono-cattivo) ed altro ancora. Il libro si presenta in una veste tipografica suggestiva e raffinata con illustrazioni del maestro Andrea Gelici di particolare bellezza e coloratura che ben si inseriscono e definiscono le storie.
    Ricchissimo di suoni, rumori, si pensi ai vari… “Toc..toc” oppure Zzz..Zzz e ancora Clap Clap… effetti speciali, risonanze teatrali, cinematografiche, di sapori, odori di terre, foglie, legna, divertentissimo nella caratterizzazione dei personaggi, nei loro nomi (pensate alla vulcanica fantasia dell’autrice nel nominare i propri personaggi citiamo ad esempio Pietrozzo, Trabiccolo, Polpastrello, Martiria, Lacrima christy, Iridina, per definire pietre, vermi, polpi, conchiglie, cioppine malinconiche e lucciole). 

    Un fantasmagorico percorso ci trasporta di storia in storia dove ritroviamo morali e valori universali come il vivere in semplicità e accontentarsi di quanto si possiede in “Margie e Fosforina” e “Gnam Gnam il folletto grasso” oppure la necessità di aiutare e proteggere i deboli e prevedere i mali come in “Freddy la zanzara distratta” o l’esigenza e l’importanza dell’aiuto e dell’amore reciproco in “Virgola e Biancolina” e ancora il credere tenacemente ai propri ideali e sognare come nella “Pescatrice di conchiglie e Trecciolina” l’importanza di un sorriso in “Perla” ed infine i valori dell’amicizia e dell’amore nel “Valzer di Orso Bruno”.
    Voi dunque avete ascoltato un brano della “Luna e gli Spazzacamini” con le strabilianti avventure di Pit-Put e bachino di sego che dialogano con la luna astro di candore e loro luminosa madre adottiva. Ma ascolteremo anche un brano della storia di Gnam Gnam il folleto grasso e del suo mondo chiassoso  pittoresco, dove vengono riprodotte quotidiane vicende umane di sacrifici, civetterie, vanità e sogni e se il tempo ce lo consentirà anche un brano della fiaba “La pescatrice di conchiglie”, e da “Virgola e Biancolina”. Ascoltando queste storie si ha la netta sensazione che i protagonisti balzino fuori dalla loro dimensione cartacea, assumendo spessori e contorni iperrealistici, visivi palpabili.  Scontata oserei dire una versione teatrale di alcune di queste sorie (Roberta ha già curato la sceneggiatura di Margie e Fosforina (fiaba in due atti) che esordirà l’8 dicembre presso la scuola elementare Marconi di Grassina con attori scolari. Invitiamo tutti quindi a prendervi parte.  Avviandomi alla conclusione dirò che in una miscela sapiente di espressioni, in un intarsio prezioso di parole, spazi, sottolineature, formulazioni magiche degne del miglior repertorio fiabesco si viene rapiti e catapultati in un mondo di magie e di incantesimi che oltre a deliziare ed educare i piccini scioglie le irrequietezze dei grandi e strappa loro un sorriso e una speranza che i problemi possano avere una positiva e degna soluzione. Allora un infito a tutti a leggere, ben comodi in poltrona, questo piccolo gioiello letterario, a entrare tra cielo e mare, boschi, folletti, elfi, straordinari percorsi e viaggi, musiche e danze.
    Il messaggio forte e chiaro che ci lascia Roberta tra le pagine di questo libro devo dire coraggioso tra l’altro, (scrivere fiabe oggi nel nostro mondo ammalato di tecnologie e pervaso da un annichilimento di valori è sicuramente una sfida per la quale la ringraziamo) è l’invito ad estrarre il succo migliore dalla nostra vita (quella bellezza interiore e quella dignità umana che è nostra mirabile connotazione superando le barriere di un logico-razionale substrato di follia e smarrimento magari affidandoci e perché no a qualche formuletta magica come ella ci suggerirà al termine della prossima fiaba con sorriso e baldanza ed il gioco è fatto. Non vi pare? – Grazie.

     

     

  • Un vestito di niente

    Un vestito di niente

    Poesia
    Editore: Edizioni Del Leone
    Anno: 2005


    Franco Maria Maggi - La Gazzetta di Bolzano

    UNA SILLOGE DI VERSI

    AFFABULANTI ED ESPONENZIALI

    ROBERTA DEGL’INNOCENTI, POESIA FASCINOSA

    dI Franco Maria Maggi 

    FIRENZE – Roberta Degl’Innocenti. “Un vestito di niente”. Poesie. Prefazione di Paolo Ruffilli. Edizioni del Leone. Venezia, 2005. 

    - Non può essere una autonomia artistica anomala, una superfetazione, un tentativo di “nullificazione eideica”, irriducibile, forse di soprafazione dell’es freudiano quella di Roberta Degl’Innocenti. La sua esistenza è temprata dal fuoco, già composta da stagioni irripetibili all’insegna di quella sessualità (e sensualità) stabile, profonda e indagatrice di ogni minimo sussulto o fermento del cuore. Questa “triade” di sesso mimetizzato sotto lo stimolo creativo, di spiritualità esponenziale e di condivisione di condizioni di affetto e di operari sequitur esse costituiscono la spinta interiore “di comunicare agli altri –  come dice Paolo Ruffilli nella acuita prefazione – la propria visione del mondo e delle cose… mirando a rappresentare il senso fascinoso della vita…”.

    Ecco alcuni frammenti o estratti delle sue liriche molto significativi: (Un vestito di niente) “…Un vestito di niente, lo so bene, / da stropicciare addosso, seguendone / le pieghe con la mano. / Un desiderio strano, irriverente. / Nuda di pioggia, naufraga del pensiero…”; (Fuochi d’autunno) “…Oltre pensieri nudi: labbra aperte, / grappoli arresi, dopo la vendemmia / …”; (Simulazione di rosso) “…La stella della notte mi voleva nuda. / Simulazione di rosso nei pensieri.”; (Come amori) “Accarezzo i miei libri come amori, / amori vezzeggiati da occhi stanchi / e pupille sudate…”.

    Poesia dove il sensoriale e l’immaginifico si sovrappongono ma sempre in prospettiva di un “fenomeno reale”.

    Roberta Degl’Innocenti “incanta” il lettore dei suoi versi, lo affabula, lo circuisce, catturando emozioni nascoste tra le “pieghe” della psiche.

    Versi sublimali, di forte erotismo non visibile, ma sotteso e manifestato in una miriade di sentimenti abilmente distribuiti, dosati, tali e tanti da produrre uno Champagne di altissima qualità.

    Una poesia di straordinario livello, in cui ci si immerge con infinito piacere, dalla quale si esce sì piacevolmente storditi ma anche visibilmente “annichiliti”.

     


    Dalmazio Masini - presidente accademia Vittorio Alfieri e poeta

    DALMAZIO MASINI

    L’ALFIERE

    2/3 giugno 2005

    Firenze

     

    Dopo “Il percorso” (1996) e “Colore di donna” (2000) ecco la terza raccolta poetica di Roberta Degl’Innocenti, un pilastro nel suo itinerario sempre più teso alla conquista di una netta identificazione artistica. Siamo certi che questo non è il suo approdo e che sicuramente ci saprà regalare altre tappe del viaggio, mi sembra però che qui la sua maturità risulti ormai pienamente acquisita.

    E non c’è in queste pagine spazio per formalità o luoghi banali: tutte le parole, tutti i versi sono stati accuratamente soppesati, levigati, colorati per essere cuciti sul quel vestito dove il niente si trasforma in eccezionale poesia.

     

  • Donne in fuga

    Donne in fuga

    Narrativa
    Editore: Sassoscritto
    Anno: 2003


    Il Giornale - Marco Gemelli

    IL GIORNALE   8 MARZO 2003
    PALAGIO DI PARTE GUELFA ROBERTA DEGL’INNOCENTI E LA SUA “VOGLIA DI FUGA”Articolo di Marco Gemelli  

    Storie di donne, storie di vita: nel giorno che ogni anno viene dedicato all’altra “metà del cielo”, il pur intramontabile rametto di mimosa sembra non bastare più a dare il senso di una festa in cui talvolta si tende a sottolineare l’aspetto meramente estetico a scapito dell’essenza stessa della femminilità. Una femminilità ora gridata, ora appena accennata o sussurrata, ma sempre presente nelle parole e nei gesti della donna più autentica, quella con la D maiuscola. Ecco perché nessun giorno è più opportuno dell’8 marzo per presentare Donne in fuga (Ed. Sassoscritto, Firenze) di Roberta Degl’Innocenti un libro che esplora le profondità dell’universo-donna in modo discreto e intenso. Il volume viene presentato oggi (alle 15) al Palagio di Parte Guelfa alla presenza dell’autrice e dell’assessore alla valorizzazione delle tradizioni fiorentine Eugenio Giani: all’appuntamento interverranno anche Enrico Nistri e Alessandro resti, che hanno curato l’introduzione e la prefazione del libro. Una narrazione vera, autentica, non incentrata su un’ideale di donna assoluta e trascendentale né svincolata dai legami di una quotidianità stringente: una figura di donna –o meglio, diverse tipologie di donne – pienamente coinvolte in realtà speso difficili e spoetizzanti. Eppure le Donne in fuga di cui il libro vuol essere specchio non sono persone che scappano soltanto dalle brutture della realtà: si tratta di ragazze senza volto né età ma con identità dai contorni ben definiti, che cercano una via di fuga “da se stesse e per se stesse”, come ha sottolineato Enrico Nistri. Si chiamano Fiore, Esterina, Anita, Lucetta, Valli e Camilla: protagoniste di storie, se non vere, almeno verosimili ed in cui non è difficile immedesimarsi. Le loro sono storie “di terrea e di cielo”, “di follia”, “di un desiderio”. “di strada e d’azzurro” e “trapunte di nero”: vicende in cui l’essenza più intima della femminilità emerge con forza e delicatezza al tempo stesso e –grazie alle doti di un’autrice sensibile e profonda come Roberta Degl’Innocenti – l’anelito della libertà trasuda da ogni pagina con vigore e intensità, ma non senza un velo di poesia e malinconia.

     


    L'Informatore - Mensile Coop - maggio 2004

    L’INFORMATORE - maggio 2004
    Mensile COOP

    TRA SOGNO E REALTA’

    E’ un libro che affronta temi non facili, ma in forma lieve, sospesa tra la realtà e il sogno. Nove storie, cinque figure femminili, “alle quali – scrive nella prefazione Alessandro resti, psichiatra e psicoterapeuta – fa da corona una piccola folla di personaggi che in certi casi, data la loro vitalità, è difficile definire “minori”. Donne in fuga; ma da cosa? Alcune dai peggiori mali del mondo: pazzia, anoressia, diversità. “Altre fuggono non da qualcosa, ma per qualcosa – sottolinea Enrico Nistri, insegnante e scrittore, nell’introduzione al libro, vincitore del Premio Versilia 2003- Ma tutte, a pensarci bene, fuggono “da” e “per” se stesse, senza rivendicazioni femministe, ma per un istintivo pre-ideologico desiderio di liberta”.

  • Colore di donna

    Colore di donna

    Poesia
    Editore: Chegai
    Anno: 2000


    L'Alfiere - Firenze

    Rivista culturale - Firenze
    Novembre 2000 

    Divise in quattro capitoli, "Colore Nero", "Colore Azzurro", "Colore Rosso" e "Colore Bianco" una quarantina di poesie che rappresentano quasi il diario letterario di questa brava poetessa fiorentina che tanti consensi ha ottenuto, e continua ad ottenere, nei più prestigiosi concorsi letterari.
    Subito si resta incantati dal suono di questi versi leggerissimi che però, nella loro brevità, tendono a legarsi in periodo di due o tre per trovare musiche inaspettate di endecasillabi e settenari.Poesie che, così finemente elaborate, riescono con facilità ad uscire dal rigore letterario delle pagine stampate per diventare quasi un canto sulle labbra abili dell'autrice che, in queste settimane, ha iniziato a presentarle in una serie di recital organizzati in circoli culturali e librerie di varie città d'Italia. (Da evidenziare quello programmato per le ore 21 di Mercoledì 29 Novembre alla centralissima Libreria Edison di Firenze che vedrà presente anche tutto il direttivo dell'Accademia Vittorio Alfieri e gli altri più stretti collaboratori).


    La Polena - Livorno

    Rivista culturale - Livorno
    Ottobre 2000 

    Roberta Degl'Innocenti, tra l'altro vincitrice del Premio "Marcello Landi" 1999, ritorna ai lettori con questa sua nuova raccolta di versi interamente dedicati all'universo femminile.
    Un universo che, come "distillato" attraverso il colore, trasforma l'immagine ed il sentire in un canto lirico.Immagini e sentimenti che dunque assumono cromaticità e sfumature diverse: il nero della fine e del nulla, l'azzurro della parola "che sgorga", il rosso del fuoco interiore, il bianco del ricordo che rivive.

  • L' azalea

    L' azalea

    Narrativa
    Editore: Ibiskos
    Anno: 1998


    RAI - Giornale Radio

    RAI GIORNALE RADIO - 17/04/1998
    ORE 12, 10
    TESTO:
    Ed ora vi segnaliamo alcune pubblicazioni di autori e di editori toscani.

    Innanzitutto una raccolta di racconti intitolata "L'AZALEA" di Roberta Degl'Innocenti edito da Ibiskos di Empoli. Come scrive nella prefazione Carmelo Mezzasalma - che è anche direttore della collana - una narrativa accattivante, limpida, struggente, in cui l'anima dei personaggi si specchia tra il silenzio e un confuso dolore, tra l'amore per la vita e il suo ineludibile bilancio, tra il presentimento della morte e la resurrezione della speranza. Il volume verrà presentato domani sera alle 17 alla Società Canottieri di Firenze.

     


    Lidia Viviani - scrittrice e giornalista

    Aprile 1998
    Ricerca di comunicazione con qualcosa o qualcuno per acquistare un clima di vivibilità: le pagine di Roberta Degl'Innocenti mettono in luce la necessità di superare gli stati d'animo di dolore, sconforto e paura che tendono ad imprigionare l'essere umano.

    La seconda pubblicazione in prosa dell'autrice, pur esponendo vari aspetti delle difficoltà esistenziali, sottolinea la presenza di un sano spirito di conservazione che chiama in gioco difese psichiche inaspettate.Poiché la poesia è sintesi di vita, ogni argomento scelto dall'autrice viene focalizzato da splendidi versi di poeti famosi.

    Piccolo uomo, quante risorse hai in te! 


    Il Club degli Autori - Umberto De Agostino - critico

    RECENSIONE PUBBLICATA SU "IL CLUB DEGLI AUTORI"
    Melegnano (Mi), Novembre/Dicembre 1998
    UMBERTO DE AGOSTINO - Critico

    La realtà fotografata con estrema naturalezza e candore da un'autrice, Roberta Degl'Innocenti, da tempo avvezza a deliziare il lettore con i suoi racconti che, non a caso, sono risultati ai primi posti in concorsi letterari.

    Stupende immagini "floreali" vengono raccolte nella silloge l'azalea con un linguaggio frugale e austero che rimanda a personaggi avvolti da una riservatezza interiore e da una sobrietà sentimentale assolutamente coinvolgenti.
    Tutti i sei racconti inseriti nel volume vengono come per magia unificati da un'impressionante serie di emozioni, sentimenti e sensazioni che rendono la prosa dell'Autrice attenta ai concetti del vivere e del morire, senza indulgere più di tanto nella ricerca stilistica ma andando diritto al cuore del lettore nella sua descrizione della vita.Una narrativa fatta di espressioni simboliche, che fanno dell'azalea il fiore di nuove e appassionanti stagioni dell'esistenza. Che la Degl'Innocenti, giocando felicemente anche sull'uso delle epigrafi di celebri autori del passato, vede come un lungo, infinito filo che avvolge la nascita alla morte, il giovane al vecchio.

  • Il percorso

    Il percorso

    Poesiai
    Editore: Accademia Vttorio Alfieri
    Anno: 1996


    Pietro Cirillo - Il Club degli Autori

    Recensione pubblicata sulla rivista culturale "Il Club degli Autori" n. 59/60 Milano
    Una sensazione tra le più dilettevoli, che la poesia ci procura è senza dubbio quella che crea il poeta quando riesce a suscitare nell'animo del lettore una perfetta solidarietà contestuale tra immagini proposte e ciò che intende significare.

    E' allora che la poesia diventa affascinante in quanto testimonia una sorta di misteriosa corrispondenza di pensieri fra persone che non si conoscono.Tutto ciò si può riscontrare leggendo questa raccolta di poesie di Roberta Degl'Innocenti, poetessa che tenta di esplorare il proprio io ed in quel mondo riesce a far scoprire al lettore emozioni misteriose, comuni a tutti noi.Poesie come Domani e Attraverso l'anima vanno lette, meditate, e poi ci si scopre a vederci indotti ad annotare, a piè di pagina, un pensiero, un interrogativo, una frase, con ...un forse... un chissà, avverbi che racchiudono tutti i dubbi e le speranze umane, tutti i sogni e le speranze che sono racchiusi in queste liriche e che sono dell'autrice e di chi legge.Poesia che sintetizza il senso della nostra esistenza, evocandone, con versi compatti, i momenti, le circostanze, le emozioni essenziali."


    Beppe Miceli - poeta

    Beppe Miceli, lettera 1996
    Firenze 1996
    Ho letto con la massima attenzione le tue poesie.
    Le ho rilette più volte. Le ho spezzate, le ho ricomposte, costruendo un mio mosaico con le tessere raccolte qua e là dalle poesie che le nascondevano.Appare chiaro come alcune parti delle tue opere servano per distrarre, per contenere, per mimetizzare facendo da sfondo, ad alcuni dei tuoi sentimenti di cui sei estremamente gelosa ma allo stesso tempo desiderosa di esternare. E' un quadro singolare quello che sono riuscito a comporre utilizzando queste tessere. Potrei persino dirti che è lo stesso che hai disegnato nel 1977 con la poesia "Realtà", che in fondo al libretto passa quasi inosservata tra le altre. Un quadro disegnato, non dipinto come sai fare ora. Sento però che devo ringraziarti per averla scritta questa poesia, con la freschezza della ventenne. E per non esserti vergognata di inserirla. E' un pezzo di pacata bravura, in cui la semplicità, la sintesi, l'introspezione danno una chiave di lettura estremamente precisa della tua esistenza.

    Grazie anche per la tua "strada tortuosa accesa al canto dei grilli", per i "papaveri rossi e labbra di miele" per i "ragazzi ubriachi di sole" per il "gracidar di rane a stupire il buio" per i "si fan cenere i volti" per il "sorriso incollato".

    Grazie per le tue emozioni datemi di soppiatto saprò tenerle da conto.





  • Il venditore di palloncini e altre storie

    Il venditore di palloncini e altre storie

    Narrativa
    Editore: Ibiskos
    Anno: 1995


    Giuliana Matthieu Chiocchini - critico

    Recensione pubblicata sul "Ballata" n. 4 - anno 1995 -  

    Mani alzate a sostenere un sogno, mani che stringono la corda di palloncini leggeri, inconsistenti, persi per aria, mani in atteggiamento di offerta e di protesta insieme per le cattiverie e le ingiustizie del mondo.

    In questo modo si potrebbe raffigurar
    e simbolicamente il contenuto del libro di Roberta Degl'Innocenti.

    La scansione dei racconti essenziali e coinvolgenti, è dettata dalla vitalità delle idee di cui la contenutezza dei temi trattati e la risoluzione incisiva di situazioni quasi sempre ideali costituiscono il punto di forza.

    Attraverso la dinamica degli avvenimenti narrati, dal primo all'ultimo, si ravviva la delicatezza dell'ordito. Le situazioni si intuiscono ma non si denunciano mai apertamente al punto che nelle conclusioni talvolta così rapide da sembrare affrettate, appare evidente il desiderio dell'autrice di aprire un canale verso il mondo esterno, al fine di uscire dal suo isolamento onirico per comunicare esperienze o sensazioni.

    Il lettore diventa a questo punto compartecipe della narrazione, può dettare la conclusione, può interpretare come meglio crede la situazione che volge alla fine.

    Ed è proprio il finale a sorpresa come nella "Verità", laddove si gioca con la finzione lasciando aperto il varco alle più svariate ipotesi interpretative che rende i racconti, argomento di per sé difficile perché poco trattato, di particolare godibilità.

    Ma, teniamo presente che la Degl'Innocenti non vuole sorprendere, in lei è naturale un'inconsapevole e sottile voglia di registrare sul nastro della memoria le impercettibili sensazioni che segnano la vita dell'uomo, o in particolare, la sua.

    L'autrice osserva il mondo con occhio attento, ma distaccato, quasi spinta dal desiderio di allontanarsi dalle sue stesse implicazioni intimistiche.

    Così Myria, la ragazza dal vestito bianco che si addormenta fra folletti e giochi d'infanzia, lascia aperta la porta del dubbio. Sonno temporaneo o sonno eterno? L'importante comunque è allontanarsi dal fastidioso correre della vita e rifugiarsi nel mondo dei palloncini, un po' l'ideale di tutti. Sul filo della verosimiglianza si snodano anche gli altri racconti.

    "La risposta", una lettera non aperta per timore, strappata in mille pezzi. L'insostenibile horror vacui. Preferibile non sapere. La risposta il destinatario già la sa, ma vuole continuare ad illudersi ed esce nel sole.

    Ancora "L'ombrellone". Ragazzi dal corpo abbronzato sulla spiaggia bianca, felici di possedere l'estate. Da una parte l'ombrellone azzurro e la seggiolina bianca, vuota. Poi la signora trasparente che si siede soltanto per un giorno. Presagio di fine imminente? L'autrice lascia nel vago. Implacabile e corrosivo vago di cui tutti abbiamo paura.

    Il gioioso "Venditore di palloncini", che tra i racconti raccogliendo la titolazione è forse il più significativo, si allontana curvo sotto il peso pur leggero dei palloncini. Strappa un sorriso ai bambini e non torna più. Ha finito il compito quando il bambino non è più in grado di scorgerlo. Manibus lilia plenis: chissà perchè questo bellissimo verso di Virgilio torna alla memoria.

    Nel "Campo degli olivi", la freschezza di una campagna a cui volgono gli occhi pateticamente lunghi di un povero vecchio del quale è venduto il terreno. I tempi cambiano, lui abbraccia il suo tronco d'olivo ne bacia le rugose asperità e piange. La vita si strappa ogni giorno di più. Carne da macero, neppure riciclabile. Aquiloni che sfuggono alle mani di ragazzi inquieti, scoppiano o s'incontrano in cielo, a raccontarsi le novelle dei poveri umani tutti pronti ad ingannarsi senza peraltro riconoscerlo.

    La simbologia della mano tesa torna alla memoria.

    La Degl'Innocenti con questi brevi, eleganti, e sobri racconti ha cercato la mano del suo simile, e di chi in particolare. avendo aures audendi, audiat.

    Non ha raccontato novelle, ma la novella della vita, sia pure frammentaria, inesatta, incompleta, senza pretese di morale o intenzioni didascaliche.

    Regala l'anima alle cose.

    La panchina che piange sotto il peso del corpo di una ragazza sola. Eccolo l'amico. Il gattino felice le si accosta e si struscia alle gambe. Solo come lei. Il vento sorride e gonfia le gote, riempiendosi di polvere salata.


    Narda Fattori - critico e scrittrice


    recensione pubblicata sulla rivista culturale "Il Sodalizio" n. 36 marzo 1996 - Rimini 

    In questi sette racconti della scrittrice fiorentina registriamo la contaminazione della profonda quotidianità, impastata di negazioni e sofferenze, con il sogno o il delirio e l'esperienza si ispessisce di rimandi e di richiami. Questa contaminazione non può però avvenire che attraverso uno scarto del senso comune e uno sconvolgimento della percezione sicché il confine fra la realtà e la sua proiezione onirica è indefinibile e ambiguo.

    L'uomo, creatura in bilico fra storia e metastoria, fra cronaca e pulsioni inconsce, appare incapace di gestire la sua complessità con le sole armi del razionale: la religione, il mito, il fantasmatico soccorrono la complessità del suo sentire. Soccorrono o ne sono parte non alienabile? Questi racconti colgono il momento in cui nella vita dei protagonisti irrompe l'altra percezione, quella dell' "occhio interno" per dirla con un linguaggio junghiano. Troppo semplicistico sarebbe liquidarli come storie di "nevrosi". Le connotazioni fortemente simboliche fanno riferimento ad un universo parallelo a quello del sensibile codificato che lo infesta come un virus e, nutrito dallo stesso cibo, quando affiora è proiettivo del primo pur assumendo l'aspetto del sogno, del delirio, della follia e di arcani indizi come quelli impressi su un foglio bianco sottostante ad uno vergato. La scrittura, seppur piana, echeggia evocazioni e richiami, ben sintonizzata con l'ideazione fra cronaca e mistero.