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  • La luna e gli spazzacamini

    La luna e gli spazzacamini

    Fiabe
    Editore: Edizioni Del Leone
    Anno: 2007


    La Tribuna Letteraria - Rosetta Mor

    LA TRIBUNA LETTERARIA N. 89
    Padova

    ROSETTA MOR

    “Di alba in alba mi sono sentito diverso: nella mia anima hai fatto nascere il fiore della bontà”, così sbottava il crudele re di cui si parla nel libro Le mille e una notte rivolgendosi a Shahrazàd, la ragazza che, narrando una dopo l’altra le fiabe con voce suadente, riuscì ad allontanare il giorno della sua morte e a mantenere la grazia della vita. Questo è il potere delle fiabe e delle favole: aiutare grandi e piccini a scovare in sé, con il ricorso a tracciati creativi, l’innocenza e la bontà, il senso della solidarietà, dell’amore, per farli rinascere nella vita d’ogni giorno.

    Roberta Degl’Innocenti ci riesce con La luna e gli spazzacamini, un testo che racchiude dieci fiabe colme di saggezza che, attraverso il miracolo della fantasia e la grazia dello stupore suscitato, conducono chi legge a comprendere i valori della vita: l’esigenza di accontentarsi di quanto si possiede, per conquistare la felicità (Margie e Fosforina, Gnam Gnam, il Folletto Grasso); la necessità di proteggere i deboli e di prevenire i mali (Freddy, la zanzara distratta); l’importanza dell’aiuto reciproco e dell’amore, fulcri dell’esistenza (Virgola e Biancolina); la libertà di sognare e di credere fino in fondo alla realizzazione di un proprio ideale (La pescatrice di conchiglie, Trecciolina); la rilevanza di un sorriso per chi fatica a vivere (Perla); la significatività dell’amicizia e la forza dell’amore (Il valzer di Orso Bruno).

    I protagonisti delle fiabe sono diversi: persone, cose, animali, tutti hanno una voce e un cuore, tutti sanno perseguire i sogni e tendere al bene. Sono, queste, parole di vita che sanno suscitare commozione e, nel contempo, sanno assumere aria scherzosa e tono burlesco: l’umorismo è una forza sottile e tenace insieme, di cui spesso l’autrice si nutre con estrema disinvoltura.

    “Lo stile – come afferma Paolo Ruffilli nella chiara e scorrevole prefazione – nella semplicità del suo dettato, è tutto intessuto di tramature raffinate che ci riportano alla vena autenticamente poetica dell’autrice”. Il dinamismo delle idee, le coloriture descrittive, la seduzione della fantasia e l’approccio psicologicamente mirato con la realtà e i suoi segreti sono tracciato di grazia e di trasparenza. La discorsività e la fluidità del pensiero conferiscono poi leggerezza alla forma linguistica, ineccepibile sotto ogni profilo.

    Un cenno particolare meritano le illustrazioni di Andrea Gelici: esse hanno il pregio della delicatezza, dell’armonia, della chiarezza esplicativa e ben riescono a interpretare l’intuizione e l’immaginazione di Roberta Degl’Innocenti e a penetrare nell’ordito delle trame proposte, attraverso coloriture che hanno la dimensione del sogno e, ancor più, svelano la limpida interiorità dell’autrice.

     


    Carnelo Consoli - poeta e saggista

    Carmelo Consoli 
    Presentazione del libro di Roberta Degl’Innocenti “La luna e gli spazzacamini” Giubbe Rosse 28/11/2008 

     

    Bene buon pomeriggio a tutti e grazie a Roberta per la sua introduzione. Oggetto dell’odierno incontro è la presentazione di questo bellissimo libro di Roberta Degl’Innocenti “La luna e gli spazzacamini”(terza presentazione dopo la prima ufficiale avvenuta un anno fa al Palagio di parte guelfa e una seconda fatta qualche tempo dopo a Villa Bandini, più una serie di letture in varie sedi. Lo facciamo con grande piacere e alla luce di eventi e gratificazioni che ne hanno seguito la nascita, ultima delle quali l’aver conseguito recentemente il 1° posto al premio Poeti nella società, sezione narrativa, delegazione svizzero-tedesca di Basilea.
    Ricordiamo brevemente le sue precedenti pubblicazioni: nella narrativa tre libri di racconti; in successione “Il Venditore di palloncini e altre storie del 95-97 Ibiskos edizioni, “L’Azalea” del 98 Ibiskos edizioni, “Donne in fuga del 2003 Sassoscritto edizioni, ai quali si sono alternati tre libri di poesia “Il percorso” del 96, “Accademia Vittorio Alfieri”, “Colore di donna” del 2000 Chegai edizioni ed “Un vestito di niente” del 2005 edizione del Leone.
    Tutte pubblicazioni che hanno ottenuto primi premi in concorsi, nei quali ha vinto anche con singole poesie; sono oltre 20 i primi premi conquistati (ricordiamo tra tutti il   Formica Nera città di Padova):

     

    Ultimo nato dunque, questo libro, datato 2007, dalla vulcanica mente dell’autrice che ha già in gestazione editoriale una altro volume di poesie e si può dire ufficialmente che uscirà nei primi mesi del 2009. Per chi non la conoscesse (e credo siano veramente pochi) ricordiamo che Roberta Degl’Innocenti oltre che geniale autrice è donna intensamente coinvolta nella vita letteraria fiorentina e nazionale da oltre 10 anni, sia attraverso promozioni, presentazioni e incontri culturali, organizzazioni di recital, ideatrice di spettacoli anche teatrali, (ricordiamo lo spettacolo “Estasi suggestioni di vita e di morte” del 2004 presso il teatro Rifredi; personalità dunque stimata e richiesta tanto che le sue poesie spesso sono state recitate in pubblico e presentate in trasmissioni radiofoniche e televisive; L’autrice è presente inoltre in molte antologie da “Slanci e partecipazione-15 poetesse fiorentine” a “Pianeta Donna anno 2006”; è, membro di giuria del premio Lucia Iannucci Mazzoleni a Bergamo. Ha presentato in sedi di rilievo importanti poeti, scrittori, critici, ne cito solo alcuni Barberi Squarotti, Giovanna Fozzer, Ninny di Stefano Busà, Sirio Guerrieri, Ermellino Mazzoleni, Lia Bronzi, Nicla Morletti, Duccia Camiciotti.
    A sua volta è stata oggetto di recensioni critiche tra le più autorevoli; su di lei hanno scritto Paolo Ruffilli, Barberi Squarotti, Roberto Carifi, Carmelo Mezzasalma, Fulvio Castellani, Giulio Panzani, Giorgio Poli, Giuseppina Luongo Bartolini, Anna Balsamo, Duccia Camiciotti, Anna Maria Guidi e altri, parimenti importanti (citarle tutte sarebbe impossibile). Concludo questa carrellata introduttiva dicendo che Roberta è vice presidente del Centro D’Arte Modigliani di Scandicci (presidente Roberto Cellini).
    Bene, quando ci si accosta ai contenuti letterari e umani di Roberta Degl’Innocenti ci si accorge di avere a che fare con una poliedrica personalità dalle molte anime artistiche tutte assolutamente genuine, profonde e straordinarie dimostrazione questa di un vero talento letterario.Stupefacente la sua poesia complessa e ardua da tradurre in quanto creatrice di scenari onirici attinenti a mondi reali e surreali, eventi e situazioni sorprendenti, inafferrabili, fascinazioni e getti incontrollati della fantasia; poesia che sgorga da un linguaggi di emozioni, colori, odori, musicalità assolutamente innovativo e suggestivo (ne sono esempio più alto, a mio giudizio, i versi di “Un vestito di niente”). Ma altrettanto stupefacente è la sua narrativa, quel calarsi in minuziosi scavi psicologici di personaggi, in racconti di ambienti e storie di vita veri o verosimili in cui si tenta di evadere dalla routine, dal male di vivere con in “Azalea” e “Donne in fuga”, e in cui si mescolano vari generi letterari dal rosa, al giallo, al noir tutti sorretti da un potente substrato poetico.Ricordiamo a questo proposito che l’autrice sente particolarmente la connessione tra poesia e psicologia (su questo argomento ha tenuto tra l’altro un ciclo di conferenze).

    Con questo libro di fiabe in cui ha liberato tutta la forza dirompente della sua affascinante fantasia fanciullesca ci ha nuovamente sorpreso e deliziato.
    Talento ancora tutto da scoprire a mio giudizio, che può scrivere di tutto e in maniera eccellente, anche quel famoso romanzo che tirerà fuori prima o poi dal cassetto.
    Della sua poesia misteriosa, percettiva, in cui inconsapevolmente ci si cala in un sogno di immediata solidarietà contestuale, matrice fondamentale di tutte le sue opere, parlerà più approfonditamente il professor Marco Dei Ferrari. Dunque stiamo parlando di un’autrice profondamente umorale, molto condizionata nell’istante creativo dagli stati d’animo presenti in lei, ma che al momento opportuno sa imbrigliare le emozioni e ricondurle sulla strada di una fondamentale saggezza e umanità.
    Ma presentarla e conoscerla vuol dire anche dimostrare una sorprendente identità tra il suo scrivere e la sua fisicità di donna con tutte quelle qualità caratteriali che ritroviamo nei personaggi e nelle storie dei suoi libri.E allora la vedremo istintiva, sensuale o riflessiva, materna, oppure trasognante, vanitosa, o raggiante, ironica oppure malinconica col suo perenne portamento da fata-fanciulla, poesia e meraviglia in itinere, unghie rosse e passo di farfalla, ma al fondo sempre profondamente saggia e partecipe alle meraviglie e ai dolori del vivere.
    Dopo aver scritto sei libri approda ad un testo di fiabe quando un giorno in quel di Madonna di Campiglio davanti ad una finestra dell’Hotel Milano, come ella stessa confessa, emerge prepotentemente quel “fanciullino pascoliano” latente in ognuno di noi, scatenando e trascinando la sua infantile fantasia creatrice in quel mondo in cui lei già da bimba si era immersa attraverso la lettura della “Enciclopedia delle fiabe”. Nasce così questo libro, dieci splendide fiabe che si inseriscono con pieno diritto nella migliore tradizione italiana di questo genere letterario dal “Pinocchio” di Collodi ad altri autori come Bontempelli, Buzzati, Gianni Rodari e in quella internazionale dove troviamo scrittori come i fratelli Grimm, Andersen, Wilde e potremmo andare avanti. Dieci fiabe scritte con un linguaggio magico-onirico di grande comunicabilità che al di là dei fondamentali contenuti rappresenta, a mio giudizio, la chiave vincente di questo libro, un linguaggio (come è nella tradizione fiabistica) costellato di ritualità, formule, prove, sfide, magie buone o cattive, viaggi straordinari, che è potente architrave, architettura lessicale e scenica raffinata e curatissima dall’italiano, oserei dire perfetto, dove si riscontra uno straordinario utilizzo degli incastri descrittivi, della punteggiatura, delle spaziature e sottolineature corredato insomma di tutte quelle minime pieghe, nervature, coralità che lo arricchiscono, impreziosito inoltre dalla felice intuizione di servirsi a seconda dei casi del tondo o del corsivo, dall’uso appropriato delle lettere maiuscole per dare risalto a dialoghi e narrazioni.
    Capacità rare e preziose di scrittura a cui si unisce una parola poetica e umana sognante e saggia dalle mille sfumature e qualità dove si alternano e si plasmano intelligente ironia, tenerezza, gentilezza, semplicità, stupore, intrigo, vanità, insomma una intera gamma di qualità che trascinano il fruitore del libro ad una lettura intelligente, sobria, divertente, pienamente godibile felice fusione di mondi, anime, tinte, coinvolgente e magico moto di avventura. Non poteva non essere immediata e molto positiva la risposta della critica letteraria, con molte importanti recensioni.
    Vedete, saper raccontare fiabe non è così semplice come si pensi in quanto occorre possedere un senso al tempo stesso sacrale e utilitaristico della vita, la conoscenza di quella che è una natura immutabile a cui attingere e fare tesoro, in poche parole occorre possedere buon senso e praticità.

    Qualità che ha Roberta che aldilà dei suoi molti stati umorali, dotata di quel famoso terzo occhio, bene esclusivo dei saggi, dei maestri e che le permette la padronanza del corpo e della mente in qualsiasi situazione.Non a caso ella ha sottotitolato il libro fiabe per grandi e piccini in quanto da sempre questo genere letterario che si basa su mondi edenici e fanciulleschi si costruisce però tenendo conto di aspetti e modelli primari della nostra matura coscienza (come dire continuare a sognare tenendo i piedi per terra). 

    Fiabe quindi non solo per educare i minori ma anche per uscire dalle ristrettezze cognitive come afferma il prefatore Ruffilli. Ma ecco che aprendo il libro e scorrendo le pagine ci troviamo su quel confine labile tra reale e immaginario, in un mondo animatissimo e coloratissimo di creature, oggetti personificati, elementi naturali e sovrannaturali e dove tutto e tutti hanno una voce, un nome, un cuore.
    Ci vengono incontro storie di destini nelle loro componenti di vita, morte, tra gioie, dolori, solitudini, rassegnazioni portate avanti con accorata partecipazione e sapienziale maestria, giocate sul piano antico e sempre efficace delle contrapposizioni (ad esempio dei colori: “il bianco e il nero o scuro e chiaro”) oppure delle forme (grasso-magro) o delle qualità (buono-cattivo) ed altro ancora. Il libro si presenta in una veste tipografica suggestiva e raffinata con illustrazioni del maestro Andrea Gelici di particolare bellezza e coloratura che ben si inseriscono e definiscono le storie.
    Ricchissimo di suoni, rumori, si pensi ai vari… “Toc..toc” oppure Zzz..Zzz e ancora Clap Clap… effetti speciali, risonanze teatrali, cinematografiche, di sapori, odori di terre, foglie, legna, divertentissimo nella caratterizzazione dei personaggi, nei loro nomi (pensate alla vulcanica fantasia dell’autrice nel nominare i propri personaggi citiamo ad esempio Pietrozzo, Trabiccolo, Polpastrello, Martiria, Lacrima christy, Iridina, per definire pietre, vermi, polpi, conchiglie, cioppine malinconiche e lucciole). 

    Un fantasmagorico percorso ci trasporta di storia in storia dove ritroviamo morali e valori universali come il vivere in semplicità e accontentarsi di quanto si possiede in “Margie e Fosforina” e “Gnam Gnam il folletto grasso” oppure la necessità di aiutare e proteggere i deboli e prevedere i mali come in “Freddy la zanzara distratta” o l’esigenza e l’importanza dell’aiuto e dell’amore reciproco in “Virgola e Biancolina” e ancora il credere tenacemente ai propri ideali e sognare come nella “Pescatrice di conchiglie e Trecciolina” l’importanza di un sorriso in “Perla” ed infine i valori dell’amicizia e dell’amore nel “Valzer di Orso Bruno”.
    Voi dunque avete ascoltato un brano della “Luna e gli Spazzacamini” con le strabilianti avventure di Pit-Put e bachino di sego che dialogano con la luna astro di candore e loro luminosa madre adottiva. Ma ascolteremo anche un brano della storia di Gnam Gnam il folleto grasso e del suo mondo chiassoso  pittoresco, dove vengono riprodotte quotidiane vicende umane di sacrifici, civetterie, vanità e sogni e se il tempo ce lo consentirà anche un brano della fiaba “La pescatrice di conchiglie”, e da “Virgola e Biancolina”. Ascoltando queste storie si ha la netta sensazione che i protagonisti balzino fuori dalla loro dimensione cartacea, assumendo spessori e contorni iperrealistici, visivi palpabili.  Scontata oserei dire una versione teatrale di alcune di queste sorie (Roberta ha già curato la sceneggiatura di Margie e Fosforina (fiaba in due atti) che esordirà l’8 dicembre presso la scuola elementare Marconi di Grassina con attori scolari. Invitiamo tutti quindi a prendervi parte.  Avviandomi alla conclusione dirò che in una miscela sapiente di espressioni, in un intarsio prezioso di parole, spazi, sottolineature, formulazioni magiche degne del miglior repertorio fiabesco si viene rapiti e catapultati in un mondo di magie e di incantesimi che oltre a deliziare ed educare i piccini scioglie le irrequietezze dei grandi e strappa loro un sorriso e una speranza che i problemi possano avere una positiva e degna soluzione. Allora un infito a tutti a leggere, ben comodi in poltrona, questo piccolo gioiello letterario, a entrare tra cielo e mare, boschi, folletti, elfi, straordinari percorsi e viaggi, musiche e danze.
    Il messaggio forte e chiaro che ci lascia Roberta tra le pagine di questo libro devo dire coraggioso tra l’altro, (scrivere fiabe oggi nel nostro mondo ammalato di tecnologie e pervaso da un annichilimento di valori è sicuramente una sfida per la quale la ringraziamo) è l’invito ad estrarre il succo migliore dalla nostra vita (quella bellezza interiore e quella dignità umana che è nostra mirabile connotazione superando le barriere di un logico-razionale substrato di follia e smarrimento magari affidandoci e perché no a qualche formuletta magica come ella ci suggerirà al termine della prossima fiaba con sorriso e baldanza ed il gioco è fatto. Non vi pare? – Grazie.