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  • Come un piccolo sogno

    Come un piccolo sogno

    Narrativa,Poesia
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2015


    Monica Florio - critico letterario

    Literary 05/2015

    È bello addentrarsi nuovamente nell’universo letterario di Roberta Degl'Innocenti, caratterizzato dalla compresenza di generi differenti quali il diario, la fiaba, la lettera, la poesia, il racconto.
    Guidati dalla sua personalità solare, siamo partecipi di episodi talvolta dolorosi - l’alluvione del 1966 nella sua città, Firenze - che trascendono l’ambito strettamente personale per elevarsi a esperienze comuni.La lettura di questo scritto biografico si è rivelata un’immersione in un mondo popolato da personaggi spesso immaginari, di cui alcuni già apparsi nella raccolta “Pisolina, la befana pigra”: una campanella dal tintinnio facile, due bambole francesi un po’ vanesie e un saccente (ma come potrebbe essere altrimenti?) vocabolario.Questo viaggio intimo non è mai gratuito perché l’Autrice, anche avvalendosi di pseudonimi, ricrea luoghi e cose a lei care con un distacco che consente al lettore di identificarsi.Sia Chiara che la ragazza dai riccioli bruni sono incarnazioni della stessa scrittrice che si serve del sogno come canale privilegiato per mettere in scena l’infanzia: ecco la casa dai mattoni rossi, conservatasi nel tempo che, come per magia, “ha semplicemente fermato le lancette”, la sorella scomparsa prematuramente, oggetto di una commovente missiva, i ravioli nudi di cui ci viene proposta la ricetta.Graficamente impeccabile, l’ultima prova di questa prolifica autrice è un inno alla memoria che consente il recupero di un passato che, rivissuto, diventa presente.

     


    Luciano Nanni-critico e presidente Formica Nera

    Recenzione di Luciano Nanni
    Literary 05/2015

    Narrativa e poesia. Multiforme nei contenuti, anzi vario, questo libro è consigliabile a grandi e piccini. Si apre con una ‘missiva’ di Fata Fanciulla ai ‘Carissimi amici’ (i lettori) e con una poesia che introduce ai piccoli grandi sogni e a certe realtà. In forma di diario Chiara rievoca l’alluvione di Firenze (1966), un’esperienza vissuta, quando l’autrice aveva undici anni. Poi un ricordo, che ritroveremo: ‘La casa dei mattoni rossi’, e una ‘lettera’ immaginaria alla sorella, datata febbraio 1999, e infine la poesia (1° premio La Campagna Toscana, 1997) Antica casa. Una ricetta con foto: gli gnudi sono ravioli. Poesie: qui si ammira lo stile di Roberta. La lirica Copre la terra dedicata al padre ricevette nell’anno duemila il primo premio al “Labrys d’argento” e la medaglia d’oro al “Formica Nera”. Per concludere, la fiaba ‘Birba e la famiglia dei cigni’. Una ‘miscellanea’ ben assortita, che testimonia di una scrittura ricca di sentimento e che, parafrasando modificandola la citazione di Saint-Exupéry (p. 5), “rende visibile agli occhi” ciò che il poeta percepisce oltre le apparenze.


    Dalmazio Masini - presidente accademia Alfieri

    RECENSIONE L’ALFIERE MAGGIO 2015

    “È del poeta il fin la meraviglia… chi non sa far stupir vada alla striglia”. Così scrisse Giambattista Marino quattro secoli fa e così sembra ricordarci Roberta Degl’Innocenti in questo suo ultimissimo lavoro letterario dove l’alternarsi di pagine in prosa e di pagine in versi ci fanno passare da uno  stupore all’altro in una miscela di favola e poesia, anche se la partenza evoca una triste esperienza vissuta nella sua città, l’alluvione del ’66 a Firenze.
    Ma pure questa triste esperienza ha il suo risvolto incredibile perché la ragazzina di allora, vedendo portare via dalle acque del fiume tutti i suoi giochi e i suoi sogni d’adolescente, si ritrova accanto un inaspettato regalo: il dono della parola che diventa gioco d’arte. 

     


    Sandra Carresi-scrittrice

    Recensione di Sandra Carresi
    Firenze 14 Settembre 2015

    Il libro di Roberta è molto elegante, colorato, illustrato, ricco di papaveri rossi che trasmettano d’impatto allegria e invito a correre in quel prato verde dalle macchie rosse, certi di non essere soli in quel prato ma, in ricca compagnia di una delicata memoria affiancata ad un filo di nostalgia, una corsa in punta di piedi per mano a qualcuno, a qualcosa, che ha vinto il tempo ed è rimasto con Roberta da sempre per sempre.

    La ragazza dai riccioli bruni non ha più le trecce ma, probabilmente è rimasta la stessa, ha raccontato con amore, praticamente la sua vita, tornando indietro nel tempo e riportando alla luce non solo i suoi cari, gli affetti, la sua casa, ma anche i suoi “ninnoli” cresciuti con lei. 

    Sicuramente una persona che ha ricevuto molto amore, è questo forse il segreto della sua leggerezza nel trattare argomenti anche drammatici, il suo star bene con se stessa, il suo raccontarsi gioioso, la sua fantasia amalgamata a realtà.

    Forse, la ragazza dai riccioli bruni cammina ogni giorno con la sua gonna blu a pieghe e le sue trecce, accanto a Roberta, forse le suggerisce di continuare ad osservare le nuvole, forse, insieme, sanno vedere quel blu che a molti, non è dato vedere.

    Grazie.

     

     


    Pasquale Matrone - critico

     

    La Nuova Tribuna Letteraria n. 120/2015

    Recensione di Pasquale Matrone  

    Riprendendo un passo del Fedro, Pascoli scrive: “È dentro di noi un fanciullino” (…) che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle (…); che piange e ride senza perché di cose che sfuggono ai nostri sensi (…); che vede tutto con meraviglia (…); che mette il nome a tutto ciò che vede e sente…”. Si ritrovano tracce della poetica pascoliana nelle pagine di Come un piccolo sogno, il nuovo libro di Roberta Degl’Innocenti, l’artista che ama firmarsi “Fata Fanciulla”, consapevole della forza di un’infanzia che da sempre le dimora dentro e dalla cui voce cristallina trae colore e autenticità di canto. Musica, la sua, che “parte dal cuore per arrivare al cuore”: dettata non dal capriccio, bensì dalla necessità di vestire di parole e armonia i pensieri che le urgono nell’anima, ansiosi di prendere il volo. La ragazza dai riccioli bruni, immortalata sulla copertina, quella che nel prato dei papaveri è, insieme, sorriso fiore brezza lieve odorosa e personaggio in piena sintonia con tutte le componenti del ritratto, ha custodito intatto il candore e, con esso, il desiderio di coniugare, nella sua scrittura, teneri e inossidabili reperti di memoria e volontà di proiettarsi in un futuro sempre più ricco di parole adatte a farsi messaggere di pace. La memoria, innanzitutto. Per penetrarne l’universo, occorre “aguzzare le narici, perché”, su tutte le cose, “gli odori restano a rievocare storie”, e perché bastano “un nastro un ventaglio una lettera e torni indietro”. Tornano l’alluvione, le strade invase dal fango, la disperazione negli occhi e nelle voci… Con gli anni, poi, la perdita delle persone care; le sofferenze segrete; il dolore e le ingiustizie presenti nel mondo; gli egoismi… E, accanto alla memoria, le parole: sempre nuove, sempre più vive e vere. Roberta Degl’Innocenti è consapevole dei mali che minano l’umanità. Ma sa anche che è ancora possibile progettare, fare della vita, “un piccolo sogno”. Per raggiungere lo scopo, non servono grandi utopie bensì solamente “moderate speranze”, quelle di cui parla Fromm nel suo La rivoluzione della speranza. Lei, eterna “dolce bambina in cerca di bellezza”, ne è convinta. Versi, pensieri, lettere, favole e prose dense di musica si alternano con eleganza nella raccolta. Dentro vi sono gli ingredienti di sempre, i simboli di una poetica mai tradita: il salotto, i ninnoli nella vetrina, la stufa a legna, le Tate, i gerani, la casa dai mattoni rossi, i gradini sbreccati, “pomelli ottone lucido intarsi sculture”, “bambole fate principesse libri oggetti”, l’orologio “che segna sempre la stessa ora”, “un sogno che ritorna, con un collage di voci e di volti”… Pur riproponendo temi e strategie, Roberta Degl’Innocenti riesce a infondere linfa più nutriente nelle cose che racconta, caricandole di ulteriore senso; le osserva con stupore più intenso, ne rinnova e accresce le suggestioni, le inserisce in uno spartito sempre più armonico, sostanzioso e convincente. 

     

     


    Gian Piero Prassi - critico

    BACHERONTIUS, Giugno 2015

    Recensione di Gian Piero Prassi  

    Un volumetto molto personale, quasi intimo. In cui l’autrice in prosa, poesia e fiaba, ripercorre le stagioni passate della sua vita, i luoghi, le persone e i pensieri più cari. La dimensione fiabesca pare la più consona e felice e si riverbera nelle parti in poesia e prosa. È veramente “un sogno che ritorna in ogni tempo, / ad abbracciare tutto il firmamento”. Un libro leggiadro e felice, anche se ospita pure esperienze terribili come il ricordo dell’alluvione di Firenze del 1966 che segna la perdita dell’innocenza e l’entrata nel mondo reale. Ma l’esercizio della memoria, con l’aiuto di una scrittura limpida e fluente, è comunque motivo di gioia, la “casa dei mattoni rossi”, le esperienze, il padre e la madre.  Tutta questa vita viene come coltivata dalla forza dell’amore, così la raccolta è davvero un giardino di profumati fiori, come i papaveri della copertina. Nel corso della giornata, lettura, qualche nube passerà a velare il sole, ma anche il ricordo dei dolori o la nostalgia del passato profumano e sono offerti al lettore con gusto e grande misura.