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  • Tra sogno e desiderio

    Tra sogno e desiderio

    Antologica
    Editore: Masso delle Fate
    Anno: 2016


    Luciano Nanni-Critico e Presidente Formica Nera

    Luciano Nanni ( Literary Ottobre 2016)

    Antologica. Con il termine antologica si intende oggi una serie di testi, anche di vario tipo, che dia la misura attraverso una selezione dell’opera di un autore. La Degl’Innocenti propone una parte della sua vasta produzione che spazia dalla narrativa alla poesia, dalla fiaba alla saggistica e alla sceneggiatura.
    Si dovrebbe affrontare ogni singola tipologia letteraria, ma appare evidente che considerando il complesso dei suoi lavori si riveli quella unità di stile che è indice di un carattere personale tale da lasciare la stessa impronta in ciascuna composizione. In poesia, per esempio, se qualche aspetto si deve definire ‘lirico’, in altri casi l’intuizione è tale da superare una semplice catalogazione, poiché la forza visionaria infrange i consueti schemi di scrittura, affidandosi spesso a metafore di grande originalità e a una notevole sensibilità per il colore, che della inventio è una componente. Ovviamente nella narrativa si modifica, ma non sempre, l’incidenza creativa, e nei racconti brevi si osserva una precisione semantica che descrive ma fa anche percepire il senso psicologico dei personaggi. Risulta quindi agevolato il passaggio alla fiaba, un campo in cui l’autrice eccelle, per fantasia e capacità di ideare trame singolari, con tratti onomatopeici che rievocano un mondo istintivo e, a ben guardare, ricco di viva musicalità. Pure nella saggistica, dove è di rigore la conoscenza del soggetto, incontriamo quell’acume che, trasportato dalla ‘leggerezza’ della narrativa per ragazzi, fornisce di una cifra individuale e comunicativa testi che per la loro natura sarebbero rivolti a specialisti, mentre qui chiunque può avvicinarsi al tema trattato e comprenderlo nel suo intrinseco significato. A conclusione dell’artistico volume recenti inediti, l’accurata biografia e una estesa bibliografia.

     


    Ginevra Grisi

    Recensione di Ginevra Grisi – Literary /01-2017
    Qualsiasi raccolta reca in sé il valore di una mappatura, a maggiora ragione se la raccolta assume carattere antologico, come nel caso del volume realizzato da Roberta Degl’Innocenti.
    Verrebbe da pensare che il carattere di una scrittura si trovi quindi nel tracciato compiuto sulla carta geografica, nelle rotte compiute da un’opera all’altra, che nel caso della nostra autrice spaziano dalla poesia alla narrativa, dal teatro alla saggistica sino alla sceneggiatura e alla fiaba.
    A giudicare della quantità di testi presenti per ciascun genere parrebbe che la scrittura di Roberta Degl’Innocenti inclini maggiormente verso la poesia. È infatti nella scrittura poetica e fiabesca che emerge maggiormente il tratto che più hanno rilevato i commentatori, sostanzialmente assimilabile ad una sorta di vena post-surrealistica. Occorre però intendersi su quale significato assegnare a tale affermazione. Se, in effetti, nella scrittura dell’autrice è riscontrabile una forte presenza immaginifica e l’affondo in un terroir eminentemente onirico, manca, tuttavia, qualsiasi automatismo nonché l’affidamento incondizionato a quanto detta l’inconscio.
    Sotto tale profilo vale, caso mai, il contrario, dal momento che frequentemente, e soprattutto nei testi narrativi, fiabeschi e teatrali, la prima istanza di Degl’Innocenti pare l’individuazione di archetipi dai quali far discendere e/o far derivare un insegnamento.
    Diversamente, nella scrittura in versi si accende una capacità icastica tale da coprire in brevi passaggi distanze altrimenti incolmabili:” “Mi ha rapito una stella polare, / quella grande. Cosa pensano le stelle / quando piangono?”. Nel gioco della metafora, della sineddoche e della prosopopea, l’autrice non manca di stupire il lettore che di pagina in pagina arricchisce il proprio bagaglio di immagini incandescenti e/o inedite.
    Il rigore osservato non impedisce a Degl’Innocenti di esplorare ogni possibilità concessa alla propria scrittura, che, siamo certi, non disdegnerà l’approssimativa qualifica di sentimentale, laddove per sentimento si deve intendere atto del sentire, dal più sfumato moto dell’animo alla più colorata manifestazione della natura, con l’impegno, rispettato, di restituzione al lettore di tutto quanto la propria sensibilità è riuscita a cogliere.


    L'Alfiere-rivista letteraria

    L'alfiere n. 1-2 Gennaio/Giugno 2017.
    Roberta Degl’Innocenti si è fermata a riguardare la sua opera e ha deciso di farne una selezione dai primi approcci alla scrittura fino ai lavori degli ultimi giorni, ancora inediti. Il risultato è un’antologia, nel senso etimologico della parola: il fior fiore dei suoi scritti riuniti a esemplificare il percorso di crescita di un’autrice versatile e disponibile ad ogni genere di scrittura.
    Il volume è ben confezionato con capitoli chiaramente ordinati e belle immagini che danno ancora più voce alle armoniose parole e testimoniano l’amore di Roberta anche per le arti figurative.
    Della qualità della sua scrittura ho parlato in altre occasioni e lascio quindi ai lettori che ancora non la conoscessero la possibilità di scoprirla e di gustarla.
    Ma soprattutto a noi piace questo suo guardare indietro al lavoro compiuto, per riconsiderarlo con occhio maturo e ri-offrirlo a se stessa e al pubblico.

     


    Monica Florio - critico letterario

    In quest’antologia Roberta Degl'Innocenti raccoglie gli scritti da lei pubblicati negli anni dal 1995 al 2015 che, nella loro eterogeneità, sono la testimonianza di un percorso letterario estremamente personale e coerente, teso a valorizzare l’universo femminile.
    Protagoniste di una narrativa attenta a realtà ancora oggi tabù come l’anoressia e la follia sono “donne in fuga” come l’inquieta Esterina, Anita (per la quale “la fame non esiste”) e Lucetta, la maestrina costretta a lasciare il paese a causa dei pettegolezzi suscitati dalla sua storia d’amore con il calciatore Marco. Ad esse si aggiungono le fate pasticcione Margie e Fosforina della fiaba omonima, da cui è stata tratta la sceneggiatura degli spettacoli teatrali organizzati presso alcune scuole elementari.L’autrice appare decisamente a suo agio nel dipingere personaggi stralunati e buffi, pensati per un pubblico di giovanissimi e, grazie a una fantasia sbrigliata, riesce a rivisitare con garbo e un pizzico di irriverenza tale genere, ribaltandone gli stereotipi.Veniamo alle liriche. Se il poetare degli anni giovanili è caratterizzato da un forte pessimismo, nelle raccolte più recenti la ricerca sul linguaggio e sulle immagini si accompagna a una maggiore visionarietà e a un cromatismo mai fine a se stesso. Tra le liriche selezionate, molte delle quali vincitrici di premi letterari, segnaliamo almeno “Antica casa”, “Maschera”, “Rivelami un tempo”, “La gonna dei papaveri”, “Ogni donna”, nelle quali il discorso, che trova nel linguaggio dei fiori una fonte di ispirazione, è caratterizzato da una sensualità quasi palpabile e da una simbiosi con la natura che diventerà poi una costante nella produzione della scrittrice fiorentina.Talvolta la scrittura è alimentata dal ricordo e dal rimpianto per la perdita degli affetti: all’insegna della memoria sono la ricostruzione dell’alluvione verificatasi a Firenze nel 1966 e la lettera immaginaria alla sorella scomparsa prematuramente.Denominatore comune dei testi proposti è il linguaggio che, persino nella prosa, si eleva e diviene poetico.Emblematico è, in tal senso, il racconto inedito “Il mantello di Madeleine”, raffinata escursione nell’eros in cui la realtà si confonde con il sogno al punto che persino l’incontro con il Cavaliere potrebbe essere il frutto della fantasia della protagonista, “un gioco della mente” perverso che ha luogo, non a caso, in un tempo indefinibile.Un’accurata biografia e l’esaustivo commento introduttivo di Lia Bronzi arricchiscono questa raccolta accompagnata da splendide illustrazioni.